Bersani: “il commercio ha giÃ
datoâ€
Sul fronte delle liberalizzazioni “il commercio ha già datoâ€. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha chiarito nel suo intervento all’Assemblea di Confcommercio che il decreto sulle liberalizzazioni, per ciò che riguarda il settore, “non contiene che richiami ai punti fondamentali della riforma†varata nel ‘98. Ciò che occorre “è riprendere dei tavoli per la manutenzione della riforma - ha spiegato Bersani - e questa manutenzione deve partire proprio dai luoghi del commercio, cioè dalle città .
Partiamo da lì e poi muoviamo la situazione che sta attornoâ€. Per quanto concerne le future mosse dell’Esecutivo, il ministro ha poi annunciato che l’attenzione sarà concentrata anche sulla rete di distribuzione del carburante: “sui benzinai in questi giorni sto guardando delle carte – ha detto - e vedo che c’è un problema. Questa volta però il problema lo prendiamo dal giro dei petrolieriâ€.
Quanto alle critiche mosse dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sulla mancata concertazione per il varo del decreto sulle liberalizzazioni, Bersani ha precisato: “se avessi pensato che nella riforma ci fossero cose nuove non sarei partito così. Ma non mi si venga a dire che non c’è stata discussione - ha aggiunto - sono dieci anni che si discuteâ€. Le associazioni che sanno “evolvere aiutano il Governo a tener conto dei diversi interessi senza chiudersi in logiche corporativeâ€, ha quindi aggiunto il ministro, specificando di essere “pronto a firmare†l’appello al cambiamento lanciato dallo stesso Sangalli.
Parlando di prezzi, il ministro ha evidenziato che “al netto del periodo-euro, attribuire l’andamento dei prezzi all’anello finale della catena è un errore di prospettiva che può farci sbagliare analisi e interventi. Quello dei prezzi è un problema serio, però scaricarlo sul bottegaio è un alibi per lasciare fermo tutto il resto del mondoâ€.
Sulla situazione dei conti pubblici, Bersani ha affermato che “il primo problema è quello della crescita, non presento i dati perché non abbiamo bisogno di demoralizzarci. E per affrontare il problema della crescita abbiamo degli impedimenti: il problema demografico, il divario territoriale, un sistema della formazione e della ricerca che non è all’altezza, il macigno del debito pubblico che è anche la causa del deterioramento del rapporto tra cittadini e Stato. Se fosse possibile uscirne in un colpo solo, cavarsi il dente, saremmo tutti lì a farloâ€. Invece, “bisogna fare la fatica di attivare delle cose, e la fatica di affrontare il tema del deficit e dell’avanzo primarioâ€. E bisogna “lavorare dentro i meccanismi che generano la spesa pubblica. Risanamento e crescita non sono in contraddizione se chi risana non si limita a tagliare ma lavora su meccanismi che riqualifichino la spesaâ€. “Dovremo anche lavorare sulla leva fiscale. Riteniamo – ha aggiunto - che ci sia un margine enorme di intervento su evasione e elusione, l’idea di ridistribuire un po’ verso i ceti medi e più bassi, intervenire su alcune rendite di posizioneâ€.
Il ministro ha parlato anche dell’esigenza di un rilancio dei consumi: “da qualche anno facciamo lo 0,4%. Dobbiamo andare un po’ più avanti sui consumi, creare fiducia e potere di acquistoâ€. Serve anche “semplificazione, lotta alla contraffazione, politiche fiscaliâ€. E tra le 'leve' da attivare, il ministro ha confermato l’intervento sul “cuneo fiscale, sul quale manteniamo il nostro impegnoâ€.