Il petrolio tocca nuovi prezzi record e sfonda al Nymex di New York quota 76 dollari al barile, fino a un massimo assoluto di 76,55, sulla scia delle preoccupazioni sugli sviluppi delle crisi geopolitiche a livello mondiale, a partire da quella mediorientale. Sulla fiammata delle quotazioni pesa infatti l’inasprimento dello scontro in Libano, con i massicci bombardamenti di Israele nella zona meridionale contro gli attivisti Hezbollah. In questo caso, l’intervento militare, secondo gli osservatori, potrebbe innescare un’imprevedibile serie di ritorsioni e reazioni a catena in un’area che da sola vale il 30% circa della produzione petrolifera globale.
Gli analisti, sulla base dell’andamento dei prezzi e delle crisi geopolitiche, fanno riferimento allo choc del 1974 quando il rialzo delle quotazioni, innescato dall’embargo petrolifero seguito al conflitto arabo-israeliano del 1973, portò a una recessione economica su scala mondiale. A peggiorare il quadro generale e a fornire nuovo propellente ai prezzi del greggio contribuisce il contenzioso sul nucleare dell’Iran, che dovrebbe rispondere alla proposta europea per evitare le sanzioni Onu, e la rottura dei colloqui tra le due Coree, noncheé l’avvicinarsi della stagione degli uragani negli Usa, fortemente temuta dopo i disastri causati nel 2005 da Katrina e Rita.