“Serve una terapia d’urto. La nostra proposta è una riduzione di 10 punti in cinque anni e di almeno 5 punti subito, per consentire alle imprese di agganciare la ripresa internazionale, gli altri nel corso delle legislatura”. Non si allenta il 'pressing' di Confindustria sulla partita della riduzione del cuneo fiscale. Dal palco dell’Assemblea degli industriali Luca Cordero di Montezemolo rilancia quello che considera “il tema fondamentale per la competitività”. “Le imprese italiane – dice - competono sui mercati internazionali gravate da troppa burocrazia, da infrastrutture insufficienti e da un fisco ancora troppo pesante rispetto ai concorrenti”.
Per il leader degli industriali, “è essenziale che i benefici della riduzione del cuneo siano destinati in larga parte alle imprese, per favorire non i loro redditi ma la competività e la disponibilità di risorse per gli investimenti. Come imprenditori, siamo pronti a prendere impegni in tal senso. Sappiamo che dobbiamo investire sempre di più”..
“La riduzione del cuneo richiede - ammette Montezemolo - risorse non trascurabili: abbiamo indicato alcune strade possibili per trovare queste risorse” e “la lotta all’evasione fiscale e contributiva è la prima e certamente la più importante”.
Confindustria punta anche “a una diversa distribuzione del carico fiscale e contributivo tra le varie categorie di reddito, tassando le operazioni a contenuto prettamente speculativo e con uno spostamento da imposte dirette a imposte indirette”.
“Altrettanto chiaramente - prosegue Montezemolo - dobbiamo dire che vanno evitati provvedimenti di carattere fiscale che compromettano la già scarsa attrattività degli investimenti nel nostro Paese”. “Cuneo contributivo e Irap sono per molti aspetti due facce di una stessa medaglia: è necessario alleggerire il prelievo sulle imprese italiane per consentire loro di essere più competitive sui mercati”.
Sul lato del mercato del lavoro, Confindustria continuerà a “difendere” la legge Biagi che ora “va completata con l’importante capitolo degli ammortizzatori sociali. Vorremmo però che almeno per quanto riguarda il mondo delle imprese si abbandonasse la falsa equazione fra flessibilità e precarietà”.