L’Istat ha diffuso il Rapporto
annuale 2005 sull’Italia. Se i primi mesi del 2006 l’economia italiana ha
cominciato a girare in positivo il sistema resta strutturalmente “vulnerabile e
frammentario”. “Nel primo trimestre del 2006 l’espansione riprende forza. Ma
alle spalle c’è un 2005 stagnante in cui la crescita in Italia ha segnato una
battuta d’arresto a fronte di un’economia mondiale dove invece la crescita nel
2005 si è mantenuta vigorosa”. Meno drastico il divario di crescita, che
comunque permane, se si fa il confronto
tra l’Italia e gli altri Paesi dell’area euro. “Il nuovo episodio di arresto
della crescita dell’economia del nostro Paese - rileva l'Istat - si è inserito
all’interno di un quadro di indebolimento dell’attività diffuso tra i Paesi
dell’area dell’euro. Il differenziale negativo del nostro Paese rispetto all'insieme dell'Uem, che aveva già raggiunto 0,9 punti percentuali nel 2004, si
è ulteriormente allargato, salendo a 1,3 punti percentuali”. I problemi sono
legati, secondo l’Istat, proprio alla frammentarietà e vulnerabilità del
sistema. Passando ai “numeri”, l’istituto di statistica ha evidenziato come il
Pil, con una variazione nulla, abbia registrato nel 2005 una nuova battuta
d’arresto dopo il recupero dell’anno precedente (+1,1%). Nell’ultimo
quadriennio l’economia italiana ha fatto registrare un tasso di crescita reale
medio annuo dello 0,4%, con un accentuarsi del divario rispetto all'area euro a
partire da 2002. Tuttavia il 2006 parte bene, con il Pil che nel primo
trimestre ha registrato un'espansione dello 0,6% in termini congiunturali e
dell’1,5% su base tendenziale. Livelli
dei prezzi del petrolio persistentemente elevati potrebbero però esercitare una
pressione al rialzo dell'inflazione e, insieme all'apprezzamento del cambio
euro/dollaro, un effetto deprimente sulla crescita. La produzione industriale
registra nella media del 2005 un calo
dell’1,7% (+0,6% nel 2004), anche se la contrazione si riduce a -0,8%
considerando le differenze di calendario (5 giorni lavorativi in più nel 2004 e
4 in meno nel 2005). Il valore delle esportazioni aumenta del 4,0% (+7,5%
l'anno precedente) mentre le importazioni crescono del 7,0%. Ne deriva un
deciso aumento del deficit della bilancia commerciale (da 1,2 a poco meno di 10
miliardi di euro). Il deterioramento dipende dall'aumento dei prezzi dei
prodotti energetici, il cui peso sul valore dell’import raggiunge il 16%.
L’attività produttiva rimane stazionaria, con una forte flessione del valore
aggiunto nel comparto agricolo e nell'industria in senso stretto, compensata da
un piccolo incremento nelle costruzioni, pure in netta decelerazione, e da
un'espansione appena più accentuata delle attività terziarie. Nel primo trimestre
2006 la situazione migliora. Si osserva una ripresa consistente della
produzione industriale (con un incremento congiunturale dell'1,4% nel primo
trimestre). Vanno bene anche il fatturato (+10,6% tendenziale nel primo
trimestre) e gli ordinativi (+11%), trainati dalla componente estera, e dagli
indicatori del clima di fiducia. Robusta anche l'espansione delle esportazioni
(+11,4%). Per quanto riguarda l'inflazione, nel 2005 a una accelerazione dei
prezzi alla produzione (+4,0%) fa riscontro un rallentamento di quelli al
consumo (+1,9%), con le aziende che
preferiscono contrarre i margini di profitto per non perdere quote di mercato.
La dinamica dei prezzi alla produzione riflette quasi esclusivamente i rialzi della componente energetica, mentre
i prezzi alla origine dei beni di consumo crescono poco, grazie anche alla
concorrenza dei produttori esteri. Il divario con i paesi dell'eurozona, in
discesa già nel 2004, si annulla e nei primi mesi del 2006 l'inflazione si
mantiene, anche se di poco, sotto la media dell'Uem. Nel mercato del lavoro, il
tasso di disoccupazione scende nel 2005 al 7,7% (8,0% nel 2004). A pesare, la
riduzione delle persone in cerca di lavoro, concentrata nella componente
femminile del Sud e tra le fasce giovanili. Il numero degli occupati aumenta
dello 0,7%. Alla crescita del Centro-nord si contrappone un limitato calo del
Sud, che accentua il divario territoriale. Il tasso d'occupazione rimane
invariato al 57,5%, circa 6 punti percentuali in meno della media Ue. Rallenta
anche l'aumento delle retribuzioni: +3,1% le retribuzioni lorde per unità di
lavoro, in linea con quelle contrattuali. Peggiorano infine i conti pubblici.
Nel 2005 il rapporto deficit/Pil passa dal 3,4% al 4,1%; il saldo primario
scende dall'1,3% allo 0,4 del Pil, mentre
il rapporto debito/Pil per la prima volta da un decennio cresce dal 103,8% al
106,4%. L'incidenza sul Pil della spesa pubblica aumenta dal 48,0% al 48,5%,
con le entrate totali che calano di 2 decimi di punto (al 44,4%), anche per
effetto dell'accelerazione della spesa sanitaria. Quasi invariata la pressione
fiscale complessiva (nella versione non consolidata delle imposte pagate dalle
amministrazioni pubbliche allo stato), passando dal 40,7 al 40,6%.