I segnali di ripresa congiunturale in atto non sono sufficienti a colmare il divario in termini di minore crescita fra l’Italia e gli altri Paesi. Per far questo “occorrono azioni di lunga lena volte a modificare incisivamente la struttura produttiva e l’ambiente regolamentare e di mercato in cui essa opera”. E’ il messaggio contenuto nel Bollettino economico di Bankitalia. Lo sviluppo economico italiano negli ultimi dieci anni, aggiunge Bankitalia, “ha rallentato sino ad arrestarsi, indipendentemente dallo svolgersi del ciclo mondiale”, ed a fermarlo “sono stati i nodi strutturali che riducono la capacità del nostro sistema produttivo di trarre beneficio dalle opportunità insite nei nuovi assetti del commercio internazionale e nelle tecnologie innovative”.
Per quanto riguarda il Pil, nel 2006 dovrebbe crescere in una misura pari a poco più dell’1%, una stima che presuppone che per i primi tre mesi si torni a tassi di sviluppo prossimi all’1,5%, mentre nel 2005 il rapporto fra debito e Pil è salito al 106,4% contro il 103,8% dell’anno precedente. Si tratta della prima crescita di questo rapporto dal 1994. A questo proposito, Via Nazionale ricorda che “ricondurre rapidamente i conti pubblici su un sentiero coerente con la stabile riduzione del rapporto tra debito e Pil è una priorità della politica economica”. Quest’obiettivo è indispensabile “anche in vista del fine più generale: trarre l’economia italiana dal ristagno. I due obiettivi sono complementari”.
Interessanti anche i dati sull’occupazione: nel 2005, calcolata sulla base dei posti di lavoro a tempo pieno, è diminuita per la prima volta dal 1995, -0,4%. Il numero di persone occupate è invece cresciuto dello 0,2%. La divergenza fra le due statistiche è dovuto al fatto che in particolare lo scorso anno si è avuto un 'boom' di posizioni lavorative ad orario ridotto.
Negli ultimi dieci anni, infine, Bankitalia ricorda che si è avuto un 'boom' dell’indebitamento delle famiglie italiane, che in base a dati aggiornati al settembre dello scorso anno ha toccato il 30% del Pil contro il 18% del 1996. Al tempo stesso, peraltro, “questo valore risulta tuttora contenuto nel confronto con l’area dell’euro e con gli Stati Uniti (56 e 90 per cento, rispettivamente)”.