Tutto è iniziato domenica scorsa, quando in un’intervista a “Il Sole 24 Ore” il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha usato parole non certo tenere nei confronti dell’attuale Esecutivo. Augurandosi un risultato 'netto' alle prossime elezioni, Montezemolo ha invocato “un governo che governi, non che amministri. Che abbia il coraggio di scelte indispensabili, anche se impopolari, e non sia prigioniero delle varie corporazioni. Nessuna tentazione centrista, glielo assicuro, soprattutto da parte mia”.
Soffermandosi poi su quanto realizzato dal governo Berlusconi, il numero uno di Viale dell’Astronomia ha sottolineato che “per la competitività delle imprese si è fatto poco o nulla. Il programma liberale della Casa delle Libertà è rimasto purtroppo sulla carta. Bene la Biagi e la riforma del diritto fallimentare. La riduzione di un punto del cuneo fiscale è stata un segnale importante anche se in parte vanificata da altri provvedimenti fiscali. E le liberalizzazioni? E dell’Irap, chi ne parla più?”.
La risposta di Berlusconi non si è fatta attendere: “quella fatta da Montezemolo al governo – ha affermato - non è la critica degli industriali italiani, ma la critica di Montezemolo”. “La grande maggioranza degli industriali - ha garantito il premier davanti alle telecamere di Telelombardia - non teme né per il proprio futuro né per quello della propria azienda. Io ho fatto molte indagini approfondite a riguardo, ho parlato con molti industriali. Montezemolo parla a nome suo. Lui non ha il polso né il contatto diretto con la parte largamente maggioritaria degli industriali che ha del governo un'opinione positiva".
Secondo il premier, in ogni caso, non c’è stata nessuna richiesta avanzata da Confindustria che sia stata “diversa dal nostro programma. Nessuna richiesta di Confindustria - ha concluso Berlusconi - non ha trovato una risposta positiva da parte nostra nonostante siano stati, per motivi imprevedibili, anni difficili”.
Di tono ovviamente opposto il commento del presidente della margherita, Francesco Rutelli, che a margine dell’Assemblea di Federalberghi ha affermato che “se Berlusconi immagina che la Confindustria sia un giardino di casa sua sbaglia, non lo è ma sarebbe sbagliato se lo fosse per il centro-sinistra. Montezemolo è il presidente di una grande associazione che non fa politica e il suo contributo alla crescita del Paese è fondamentale”. Per il leader della Margherita, quindi, “sbaglia Berlusconi a immaginare che la Confindustria possa e debba essere piegata ad un interesse di parte, così come qualunque altra associazione del lavoro, della produzione, della rappresentanza dei mondi sociali, industriali, commerciali, artigiani e della cooperazione”.
Per il presidente della Camera e leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, sono invece “sbagliate le critiche a Montezemolo, perché tra parti sociali e governo c’è sempre stata dialettica, da che mondo è mondo”. Concludendo il suo intervento all’Assemblea di Federalberghi, Casini ha detto di non essere meravigliato per il fatto che “oggi si discuta tra il governo e il presidente di Confindustria sulla competitività. Noi abbiamo la convinzione profonda che la competitività sia un problema del Paese ed è giusto che Montezemolo lo denunci. Ma le ragioni della poca competitività partono da molto lontano”.