I dati Istat indicano che l’economia italiana nel 2005 ha avuto una “crescita zero”. “La crescita del Pil – precisa l’Istat- valutata ai prezzi dell’anno precedente e concatenati al 2000 (anno di riferimento), è risultata pari a zero, segnando una netta decelerazione rispetto alla dinamica dell’anno precedente (+1,1%)”. Nel 2005 il valore del Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.417.241 milioni di euro correnti, con un aumento del 2% rispetto al 2004. I dati finora disponibili per gli altri paesi indicano un aumento del 3,5% per gli Stati Uniti, del 1,8% per il Regno Unito, del 3,4% per la Spagna e dello 0,9% per la Germania. In Italia, l’aumento del prodotto interno lordo è stato accompagnato da una crescita del 8,9% delle importazioni di beni e servizi, che ha portato ad un incremento delle risorse disponibili pari all’1,7%. Dal lato degli impieghi, la crescita in termini reali è stata dello 0,3% per i consumi finali nazionali (+0,1% per la spesa delle famiglie residenti, +1,2% per la spesa delle AP, +2,7% per la spesa delle Isp) e una diminuzione dello 0,6% per gli investimenti fissi lordi. L’aumento complessivo delle esportazioni di beni e servizi è stato del 7,6. I consumi privati interni sono diminuiti dello 0,1%. Gli acquisti all’estero dei residenti hanno fatto registrare un aumento del 6,8% mentre le spese sul territorio italiano effettuate da non residenti sono diminuite dello 0,8%. La diminuzione dello 0,6% degli investimenti fissi lordi è dovuta alla crescita degli investimenti in costruzioni (+0,5%) e al decremento degli acquisti di macchinari (-0,8%). Gli investimenti in mezzi di trasporto e in beni immateriali hanno registrato una netta diminuzione (rispettivamente -4,6% e -2,5%). Il deflatore del Pil ha presentato nel 2005 un aumento del 2,1%; ad esso ha fatto riscontro una crescita del 2,3% del deflatore della spesa delle famiglie residenti e del 2,3% di quello della spesa sul territorio economico. I deflatori dei consumi delle AP e delle Isp sono cresciuti rispettivamente del 3,2% e del 3,9%. Il deflatore degli investimenti fissi lordi e' cresciuto del 2,5%. La ragione di scambio con l’estero è peggiorata rispetto all'anno precedente: alla diminuzione del 1,5% dei prezzi all'esportazione ha fatto riscontro un incremento dello 0,3% dei prezzi all'importazione. Dal punto di vista della formazione del prodotto, i comparti piu' dinamici in termini reali sono stati il settore delle costruzioni (+0,6%) e quello dei servizi (+0,7%). Il valore aggiunto della agricoltura e' diminuito dell'2,2%, mentre per l'industria in senso stretto del -2%. Contributi positivi alla crescita del Pil derivano dalla domanda nazionale al netto delle scorte e degli oggetti di valore (+0,1%) e dalla spesa delle AP e delle Isp (+0,2%) mentre la domanda estera netta e gli investimenti fissi lordi hanno sottratto rispettivamente 0,3% e 0,1% alla crescita.