Il futuro delle imprese e l’impegno della politica
Un confronto tra le organizzazioni imprenditoriali e la politica quello organizzato a Stresa da Confagricoltura, al termine dei lavori della propria conferenza di programma: “Capitale
Impresa. Quale impresa per l’Italia, quale politica per l’Impresa”. Federico Vecchioni, presidente della organizzazione agricola, ha sollecitato un confronto tra le organizzazioni degli imprenditori per un fronte comune nei confronti delle coalizioni che si presentano alle prossime elezioni del 9-10 aprile. Si tratta quasi di un filo che lega i recenti appuntamenti di dialogo tra imprenditori e forze politiche, come il convegno di Confindustria tenutosi nel fine settimana a Vicenza. Vecchioni ha ricordato l’ambizione della sua organizzazione di porsi come “sindacato di progetto”, per attuare il costruttivo raccordo tra momento politico ed aspettive delle imprese. Nel settore agricolo, ricorda, il reddito per occupato, in termini reali, è calato nell’Unione Europea del 5,6% rispetto al 2004. L’Italia ha subito addirittura una diminuzione pari al 10,2%. Per ottenere ascolto da Governo e Regioni sulle questioni che riguardano le imprese, Vecchioni ha proposto, in accordo con Confindustria, con Confcommercio, con Confartigianato, ma anche con Abi ed Ania, il rilancio di una formula di consultazione e concertazione su tutte le questioni che riguardano il mondo delle aziende, nella convinzione che rappresentino un capitale per il sistema paese, per l’intera comunità nazionale. Un’identità comune quella del “capitale impresa”, definita “identità del fare”, al centro del confronto che ha coinvolto fra gli altri, con Vecchioni, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, il vice presidente di Confindustria, Marino Vago. E proprio da quest’ultimo è venuto un appello affinché “la politica economica non cambi con i governi”, in modo da dare continuità allo sforzo che il Paese è chiamato a fare. Sulla stessa linea il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo il quale occorre un grande sforzo perché “i problemi veri dell’economia reale del paese, cioè il problema di fare impresa e di competere, divengano il tema centrale dell'agenda dei lavori della prossima legislatura”.