L’Assemblea straordinaria di Confcommercio contro “una
Finanziaria da cancellare”, è stata l’occasione anche per presentare la ricerca
Censis-Confcommercio “L’impresa di fare impresa” che ha messo in evidenza quanto pesino le tasse e
la burocrazia sull’attività di impresa in Italia e il confronto con gli altri
paesi europei. La modernizzazione di un sistema produttivo richiede la
compresenza di due elementi essenziali: da un lato una solida classe
imprenditoriale, dall’altro un contesto ambientale in grado di sostenere,
attraverso procedure e controlli fluidi, rapidi e leggeri, il ciclo di vita di
una azienda, dalla fase di avvio a quella di sviluppo e consolidamento sul
mercato. Nel nostro paese sono necessari 9 adempimenti amministrativi e fiscali
per costituire una nuova impresa; un’azienda deve poi espletare 17 diversi
passaggi presso gli uffici della Pubblica Amministrazione, spendendo non meno
di 284 giorni, al fine di ottenere permessi e autorizzazioni necessari per la
costruzione di un immobile da destinare ad uso magazzino; sono necessari 8
successivi passaggi burocratici (il doppio di ciò che è richiesto mediamente
nell’insieme dei paesi Ocse) per la registrazione della proprietà di un bene
immobile strumentale allo svolgimento dell’attività di impresa; occorrono 40
passaggi legali-amministrativi e 1.210 giorni prima di giungere ad una sentenza
ingiuntiva atta a risolvere un eventuale contenzioso commerciale. Se è vero che
gli ultimi cinque anni di debole crescita economica hanno messo a nudo la crisi
di competitività che caratterizza parte del sistema di impresa nazionale, è
altrettanto vero che il contesto burocratico, la macchina amministrativa dello
Stato, il sistema delle regole, non hanno affatto aiutato le aziende e i
comparti produttivi a contrastare la crisi, ma hanno svolto il ruolo, nei casi
migliori, di interlocutori deboli dell’impresa, se non di rigidi applicatori di
norme, talvolta inutili.
Il 32% di un campione di aziende con piĂą di 20 addetti
analizzate dal Censis ritiene che le inefficienze della macchina pubblica siano
state pregiudizievoli, negli ultimi anni, per lo sviluppo d’impresa, e la quota
sale al 37% tra le aziende del Nord Est e al 38% tra quelle localizzate nel
Mezzogiorno. Un imprenditore su tre, insomma, ritiene che la struttura
amministrativa pubblica abbia rallentato il miglioramento dell’attivitĂ
aziendale, o comunque non l’ha favorita, a causa di procedure di legge
espletate con eccessiva lentezza (fig. 1).
PiĂą nel dettaglio, la parte degli intervistati (32%) che
ha indicato di avere avuto o di avere un rapporto piuttosto critico con il
sistema pubblico sottolinea tra i fattori scatenanti di tale relazione
conflittuale (fig. 2):
-Â Â Â Â Â Â Â la lunghezza
delle procedure burocratiche e dei passaggi che una pratica effettua da un
ufficio all’altro della medesima amministrazione (44,3% degli intervistati);
-Â Â Â Â Â Â Â la mancanza
di un incisivo intervento pubblico sulle questioni di maggiore rilevanza per il
territorio in cui l’impresa è collocata (36,8% del campione);
-Â Â Â Â Â Â Â il senso di
generale inefficienza organizzativa e gestionale che traspare dai front desk
delle amministrazioni pubbliche locali e centrali (è questa l’opinione del
28,3% degli intervistati).
Minore peso hanno per gli imprenditori aspetti quali la
scarsa trasparenza dell’azione e delle procedure adottate dagli uffici pubblici
(segnalata solo dall’8,2% degli intervistati), la scarsa capacità di vedute
della Pubblica Amministrazione (8,4%), normative inadeguate a dirigere i
processi di viluppo economico del territorio (9,3%).
Il clima di scontentezza non cambia, anzi forse si
accentua, se si passa al sistema del commercio. Secondo un’indagine realizzata
dall’Istat nel 2005 su un campione di aziende di nuova costituzione (nate nel
2002), il fattore più diffusamente indicato dai titolari dell’impresa come un
ostacolo allo sviluppo dell’attività commerciale riguarda l’adempimento degli
oneri fiscali (fig. 3).
Fig. 1 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Imprenditori
che ritengono che la P.A. abbia pregiudicato l’attività dell’impresa (val. %)

Fonte: Indagine Censis-Confcommercio, 2006
Fig. 2 - Â Â Â Â Â Â Â Â Â Fattori
critici della P.A. secondo l’opinione degli imprenditori (val.
%)

Il totale non è uguale a 100 poiché erano possibili più
risposte.
Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2006
Fig. 3 -        Fattori che ostacolano lo sviluppo dell’attività commerciale,
2005 (val. %)

Fonte: elaborazione Censis-Confcommercio, 2006
I NOVE OSTACOLI
1.      L’“impresa”
di avviare un’impresa: in Italia costa 17 volte più del Regno Unito e 11 volte più
della Francia
Per costituire una nuova impresa in forma societaria in
Italia è necessario espletare 9 diversi adempimenti amministrativi e fiscali
iniziali[1],
con un impiego di tempo di almeno 13 giornate e un costo complessivo di circa
3.600 euro. Ciò significa che un imprenditore italiano parte già svantaggiato
rispetto ai suoi principali concorrenti stranieri: i costi di start-up sono
pari a 17 volte quelli di un competitor inglese (207 euro richiesti nel Regno
Unito) o pari a 11 volte la spesa necessaria in Francia (mediamente 301 euro) (fig.
4).
Fig. 4 - Graduatoria dei paesi Ocse secondo i costi di
avvio di una impresa, 2006 (€)

Fonte: elaborazione Censis- Confcommercio, 2006
2.      Il “cuneo”
della burocrazia: le imprese del commercio pagano 8,2 miliardi di euro l’anno
Oltre al prelievo fiscale e agli oneri contributivi, le
imprese italiane devono mettere in bilancio anche il “cuneo” della burocrazia.
La spesa complessiva a carico del sistema produttivo per l’espletamento degli
adempimenti amministrativi si può stimare in oltre 13,7 miliardi di euro nel
2005, pari a circa l’1,0% del Pil, con un costo medio per impresa di circa
11.600 euro. Le imprese del commercio, del terziario avanzato e degli altri
servizi, in particolare, partecipano a tale ammontare complessivo con una quota
maggioritaria, pari al 59,7% e corrispondente a quasi 8,2 miliardi di euro (tab.
1).
Tab. 1 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Stima
dei costi sostenuti dalle imprese per l’espletamento degli adempimenti
amministrativi, 2005 |
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Costi esterni (milioni €) |
Costi interni |
Costi totali (milioni €) |
Costi totali per impresa (€) |
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Giornate/ uomo (migliaia) |
Costi interni (milioni €) |
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Commercio |
1.322,6 |
11.675 |
1.438,7 |
2.761,3 |
10.063 |
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Terziario avanzato |
780,1 |
8.002 |
1.487,7 |
2.267,8 |
15.310 |
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Altri servizi |
1.513,6 |
11.704 |
1.648,9 |
3.162,5 |
11.065 |
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Totale
commercio/servizi |
3.616,3 |
31.381 |
4.575,3 |
8.191,6 |
          - |
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Totale sistema produttivo |
6.246,2 |
57.510 |
7.467,5 |
13.713,7 |
11.615 |
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Fonte: elaborazione Censis-Confcommercio, 2006 |
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3.      Penultimi in
Europa per licenze e concessioni
Sviluppare una impresa commerciale non è meno difficoltoso
della fase di avvio, a causa delle lungaggini burocratiche e dei costi
imputabili a norme, regolamenti e prescrizioni da osservare. Ad esempio, per
ottenere le autorizzazioni necessarie per la costruzione di un immobile da
destinare a uso magazzino (17 pratiche nell’insieme) in Italia occorrono
mediamente 284 giorni (solo 69 giorni negli Stati Uniti), con un costo medio di
oltre 34.000 euro (il triplo rispetto alla Spagna).
4.      Servono 8
passaggi burocratici per registrare una proprietĂ (il doppio rispetto agli
altri paesi industrializzati)
Anche il numero di procedure legali richieste per la
registrazione di una proprietĂ (ad esempio, un terreno o un fabbricato
necessari all’imprenditore per la sua attività economica) risulta doppio in
Italia rispetto al valore medio riferito ai paesi Ocse, con 8 successivi
passaggi burocratici.
5.      Fino al 76%
dei profitti dell’impresa assorbito da tasse e balzelli
Per pagare imposte e contributi (15 diversi versamenti nel
corso dell’anno, tra imposte nazionali e tasse locali[2])
il titolare di una impresa italiana perde complessivamente 360 ore (203 ore la
media Ocse). Per pagare le tasse le imprese impiegano il triplo di ore che in
Germania, Inghilterra e Francia. Ancora più significativo è il distacco
ravvisabile tra il nostro paese e i nostri maggiori competitor per quanto
riguarda l’incidenza totale di tasse, imposte e contributi rispetto ai profitti
commerciali dell’impresa. Secondo i calcoli della Banca Mondiale, l’ammontare
complessivo del prelievo può arrivare a pesare per il 76% degli utili
realizzati dall’impresa, rispetto al 47,8% medio dei paesi Ocse e al 25,8%
dell’Irlanda, ad esempio (fig. 5).
Fig. 5 -Â Â Â Â Â Â Â Â Graduatoria
dei paesi Ocse secondo l’incidenza complessiva di imposte e contributi rispetto
ai profitti dell’impresa, 2006 (val. %)

Fonte: elaborazione Censis-Confcommercio, 2006
6.      Il fardello
dell’inefficienza del sistema giudiziario: 1.210 giorni per far rispettare un
contratto commerciale
L’inefficienza del sistema giudiziario italiano pesa sulle
imprese come un macigno. Per far rispettare i termini di un contratto
commerciale in giudizio nel nostro paese sono necessari 40 passaggi
legali-amministrativi e ben 1.210 giorni prima di giungere a una sentenza
ingiuntiva e risolvere la disputa: nel Regno Unito occorrono mediamente 229
giorni, 300 negli Stati Uniti, 331 in Francia (fig. 6). PiĂą in generale,
la situazione italiana è particolarmente grave per quanto riguarda i tempi di
attesa per la risoluzione giudiziaria di una controversia civile legata alle
attivitĂ economiche. Le cause in materia di lavoro e di previdenza e assistenza
hanno una durata media complessiva di 898 giorni per il primo grado e di 911
giorni per il grado di appello (nell’insieme, si tratta di aspettare 4 anni, 11
mesi e 9 giorni per i primi due gradi di giudizio).
Fig. 6 - Graduatoria dei paesi Ocse secondo la durata
delle azioni legali di tutela dei contratti commerciali, 2006 (giorni)

Fonte: elaborazione Censis-Confcommercio, 2006
7.      I
procedimenti fallimentari: molto costosi, poco efficaci
Le procedure fallimentari in Italia sono tra le piĂą lunghe
e farraginose tra i paesi Ocse. Per giungere alla chiusura di una bancarotta,
il costo del procedimento rappresenta il 22% del patrimonio della societĂ
insolvente (7,1% la media dei paesi Ocse). Bassissimo è poi il tasso del
credito che si riesce a recuperare: mediamente solo il 39,7% del credito contro
l’85,2% del Regno Unito, ad esempio, o il 92,7% per il Giappone. La durata
media della procedura di chiusura del fallimento in Italia è di 2.897 giorni,
come dire poco meno di 8 anni prima di poter riscuotere un credito attraverso
le vie legali.
8.      La bolletta
più salata in Europa per l’approvvigionamento di energia per le imprese
Le imprese italiane pagano anche la bolletta piĂą cara in
Europa per l’approvvigionamento di fattori primari di produzione come
l’energia. Il prezzo del gasolio per autotrazione, ad esempio, è il più caro
tra i paesi dell’Unione europea dopo il Regno Unito. Dei 1.117 euro per mille
litri di gasolio, però, ben il 54% è dovuto per accise e Iva. Se si confrontano
poi i prezzi dell’energia elettrica per usi industriali si scopre che le
imprese italiane devono pagare un sovraprezzo dovuto alla fiscalitĂ pari al
276% di quanto mediamente pagano per le imposte le altre imprese europee.
9.      Zavorre
burocratiche anche sul commercio internazionaleÂ
A causa degli oneri burocratici e dei relativi costi,
anche le procedure di commercio internazionale rendono le nostre imprese meno
competitive sui mercati internazionali rispetto ai concorrenti stranieri. Se le
procedure di import-export in Italia richiedono complessivamente 24 documenti
ufficiali, rilasciati mediamente in 36 giorni, sono 8 i documenti necessari in
Germania, 9 in Francia, Spagna e Inghilterra. La zavorra sulla capacitĂ di
competere delle imprese italiane vocate all’esportazione è misurabile anche in
relazione ai costi del commercio internazionale: 1.253 dollari per espletare
tutte le procedure necessarie per esportare un container di prodotti, contro un
valore medio riferito ai paesi Ocse di 811 dollari.
NOTA SU FIGURE E TABELLE
Per le elaborazioni Censis-Confcommercio sono state
utilizzate le seguenti fonti:
Eurostat
Istat
Ministero Sviluppo Economico
Unioncamere
World Bank.
[1]    Atto costitutivo e statuto presso un notaio, deposito del capitale sociale, richiesta di libri e registri contabili, versamento della tassa forfettaria annuale per la vidimazione delle scritture contabili, iscrizione al Registro delle imprese presso la locale Camera di commercio, apertura partita Iva e attribuzione codice fiscale, iscrizione all’Inps, iscrizione all’Inail, notificazione alla Direzione provinciale del lavoro.
[2] Â Â Â Iva, Ires, Irap, contributi previdenziali, diritto annuale Camera di commercio, tassa fissa sui registri fiscali, Ici, tassa rifiuti e contributo provinciale ambientale, tassa rendite finanziarie, tassa sulle insegne pubblicitarie, ecc.