A Varese, presso la sala convegni Villa Andrea del Centro
Congressi Ville Ponti, si è tenuto il quarto Forum Nazionale dei Giovani
Imprenditori di Confcommercio. Alla tavola rotonda sul tema “+ Giovani +
Imprese = + Sviluppo” hanno partecipato
il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi, il presidente della Regione Lombardia,
Roberto Formigoni, e gli onorevoli Roberto Maroni, Nicola Rossi, Daniela
Garnero Santanchè e Bruno Tabacci. Le conclusioni sono state affidate al
presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Nel corso del Forum, la presidente
nazionale dei Giovani Imprenditori, Michela Vittoria Brambilla, ha illustrato i
risultati della ricerca sul tema: “ Finanziaria 2007, liberalizzazioni, Industria
2015: l’impatto delle nuove politiche di programmazione economica e fiscale sul
sistema delle PMI del terziario”. Dall’indagine è emersa
una sostanziale bocciatura per la manovra economica del governo. Il 70,6% degli
intervistati considera la manovra "non equa" per i fini
redistributivi dichiarati dal Governo. L'insoddisfazione è poi completa, cioè a
prescindere dal parametro dell'equità, per il 76,2% degli intervistati.
C'è di più: il 5,4% della popolazione dichiara
di aver maturato una cambiamento di orientamento politico dopo aver visto la
Finanziaria. Cioè il 5,4% degli intervistati ha dichiarato di aver votato per
lo schieramento del centrosinistra alle elezioni di aprile e oggi, dopo la
manovra di bilancio, voterebbe l'altro schieramento. Le interviste si sono
rivolte a tre distinti campioni, in tutto 2000 soggetti: 600 sono commercianti,
altri 600 piccoli imprenditori e lavoratori autonomi, gli altri 800 sono un
campione rappresentativo della popolazione italiana nel suo complesso. Nella
ricerca abbiamo sempre indicati i tre elementi di raffronto".
a) Valutazione complessiva della Finanziaria
Meno di un terzo degli intervistati giudica coerente la
Finanziaria con il principio di equità ispiratore della manovra; oltre un
quarto è in totale disaccordo.
La prospettiva di innalzamento delle tasse sul reddito fa
arrabbiare soprattutto chi ha redditi superiori a 40.000 €, ma anche chi è
sotto i 30.000 € appare preoccupato.
Nel complesso il giudizio sulla Finanziaria è fortemente
negativo: meno di un quarto degli intervistati è soddisfatto, mentre il 40% si
dimostra del tutto insoddisfatto.
b) Nuova riforma del TFR
Oltre la metà dei commercianti deve ancora valutare le
possibili conseguenze, ma quasi un terzo ritiene che le ripercussioni saranno
molto pesanti. Le piccole imprese sono più preoccupate, oltre la metà in
maniera molto forte.
Per far fronte alla maggiore spesa i commercianti (20,6%)
e le piccole imprese (34,6%), cercheranno di utilizzare le risorse disponibili,
ma non si esclude l’aumento dei fidi bancari (rispettivamente, 15,4% e 29,3%),
o la richiesta di nuovi fidi (8,8%; 13,8%).
c) Riduzione del cuneo fiscale
Secondo i due terzi dei commercianti e per circa il 60%
delle piccole imprese i vantaggi saranno nulli. A questi vanno aggiunti coloro
che si aspettano solo risparmi marginali, (16% dei commercianti, circa 20%
delle imprese).
Commercianti (62%) e titolari di impresa (77%) sono più
favorevoli ad una riduzione del costo delle materie prime e dei servizi, che
nell’ultimo anno hanno pesato di più sui loro bilanci, mentre il costo del
personale rappresenta la voce di costo più stabile.
Per commercianti e imprese gli interventi più importanti
da attuare per sostenere le due categorie sono: la riduzione della tassazione
d’impresa (circa 40%), la semplificazione burocratica (circa 20%), la riduzione
del costo del lavoro (circa 15%).
L’incremento delle contribuzioni per gli apprendisti
penalizzerà in modo consistente questo tipo di contratto per il 65,9% dei
commercianti ed il 73,4% delle piccole imprese.
d) Bollo auto e Suv
Per tutti gli intervistati, l’aumento del bollo auto per
quelle più vecchie è sbagliato, dato che colpisce soprattutto chi non può
permettersi di acquistarne una nuova. Per commercianti ed imprenditori
l’incremento del bollo auto è un modo per “fare cassa” (più del 15%); i
cittadini pensano che così si toglieranno dalla strada auto inquinanti (22,2%).
È giusto far pagare di più chi può permettersi i Suv per
il 44% circa di commercianti ed imprese, per il 57,4% dei cittadini; per 2
commercianti e imprenditori su 10 è sbagliato, perché in molti casi vengono
utilizzati per motivi di lavoro.
e) Reintroduzione della tassa di successione
Per i commercianti e i titolari di impresa il disappunto è
forte anche nel timore che ostacolerà il passaggio d’impresa (oltre l’80%); tra
i cittadini circa un terzo dei rispondenti si esprime invece in maniera
positiva.
f) Effetti della finanziaria su imprese e cittadini
I più “tartassati” dalla Finanziaria: per commercianti ed
imprese, la loro categoria (circa il 60%), anche se per il 22% saranno più o
meno tutti a subirne le conseguenze; per i cittadini, i dipendenti dal reddito
medio (40,4%).
g) Effetti della finanziaria sugli Enti locali
La stretta sui bilanci degli Enti locali porterà
all’aumento delle imposte già esistenti (80% dei commercianti, circa due terzi
di imprese e cittadini).
i Comuni faranno leva con più probabilità sull’Ici per il
52% dei commercianti ed oltre il 40% di imprese e cittadini; le addizionali
Irpef non preoccupano gli imprenditori ma i cittadini (20%). I tagli nei
servizi potrebbero avvenire nella sanità (12% di commercianti ed imprese, 7%
dei cittadini) e nello smaltimento dei rifiuti.
Appare utile la gestione del Catasto ai Comuni come lotta
all’evasione, sebbene ci sia un certo scetticismo, più da parte degli
imprenditori (circa 30%) che dei cittadini (22%).
La manovra delle tasse
1. criticità economia italiana:
Dalla metà degli anni novanta, l’Italia cresce meno delle
altre economie avanzate, sia dell’area dell’euro, sia dell’area del dollaro;
la produttività è bassa ed evidenzia tassi di incremento
modesti;
sono troppi i nodi strutturali irrisolti che il
sistema-Paese si trascina da decenni (efficienza della P.A., fabbisogno
energetico, carenze infrastrutturali, riqualificazione della spesa pubblica,
abbattimento dello stock del debito pubblico).
Dati gli attuali assetti europei, che hanno privato gli
Stati nazionali della leva della politica monetaria, decisa dalla Banca
Centrale Europea, le uniche risorse da destinare al sostegno della crescita e
dello sviluppo possono provenire solo da una accorta gestione della politica
fiscale.
2. quadro economico del Paese
Il 70% del valore aggiunto complessivamente prodotto in
Italia è creato dal settore terziario.
Le maggiori performance di crescita rispetto all’anno
precedente si sono riscontrate nelle costruzioni (+4,6%), ma e nei servizi
(+2,8%).
In termini di occupazione, due lavoratori su tre operano
nel comparto dei servizi (66,6%), mentre l’industria raccoglie circa il 28% della
manodopera totale. Tra questi il 72,6% è impiegato nell’industria in senso
stretto, mentre il 27,4% lo è nelle costruzioni e servizi annessi. In termini
congiunturali, il maggior aumento degli occupati è stato registrato nelle
costruzioni (+2,3%), seguito dai servizi (0,3%).
3. criticità della finanziaria
2007
a) SOLO ENTRATE AGGIUNTIVE E NIENTE TAGLI ALLA SPESA
Con la finanziaria 2007 la pressione fiscale aumenterà di
circa 2 punti e sfiorerà il livello record del 43%, ritornando ai livelli massimi
del '97 (quando c'era la tassa per l'Europa). Pressione fiscale che colpirà
soprattutto le piccole imprese italiane, il cosiddetto “popolo della partita
IVA” che comprende circa 5,5 milioni di soggetti, di cui 3,8 milioni sono ditte
individuali (lavoratori autonomi, commercianti e artigiani), 1 milione sono le
società di persone e 840 mila circa sono le società di capitali. Nel complesso
le imprese in Italia danno lavoro a più di 10 milioni di dipendenti
(10.227.086, dato ISTAT censimento 2001).
b) RIFORMA DELL'IRPEF
L’aumento complessivo delle tasse colpirà i redditi lordi
superiori a 30 mila euro e i risparmi di imposta eventualmente conseguiti
(50-250 euro all’anno) verranno comunque erosi dagli aumenti di bollo auto,
assicurazione immobili, tasse locali, ecc. riducendo ulteriormente i consumi e
non sostenendo la crescita e lo sviluppo.
Se parliamo di imprenditori senza dipendenti, i vantaggi
svaniscono completamente a causa dell’inasprimento INPS.
Il ritorno alle detrazioni da lavoro, seppure utile strumento
per il rafforzamento equitativo, porta ad un inevitabile danno per i
contribuenti con carichi familiari, in quanto nel calcolo delle addizionali non
potranno più contare sulla cosiddetta “family area” (deduzioni per il nucleo
familiare).
c) STUDI DI SETTORE E LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
L’80% dei contribuenti già soggetti agli studi di settore
risulta congruo; appare difficile dunque poter ottenere fino a 3 miliardi di
euro di nuove entrate attraverso la revisione degli stessi. Ulteriori
inasprimenti degli studi di settore non faranno che aumentare il numero dei
soggetti che sceglieranno la via del contenzioso.
Gli autonomi non dichiarano meno dei loro dipendenti: la
media dei redditi di questi ultimi è alzata da soggetti che rivestono alte
cariche (magistrati, professori universitari, quadri, dirigenti d’azienda),
mentre le ditte più strutturate (quelle in contabilità ordinaria) dichiarano
redditi pari al doppio dei dipendenti. Il reddito medio dichiarato dagli
autonomi è abbassato dall’elevata nati/mortalità delle imprese (tasso di
turn-over pari al 15%), dai redditi “parziali” e dalle imprese in perdita. Nei
primi cinque anni di vita “muoiono” in media circa il 55% delle imprese e nei
primi tre tra il 25% ed il 40%.
d) CUNEO FISCALE
La riduzione del costo del lavoro attraverso il “cuneo
fiscale” costituisce uno strumento a favore quasi esclusivo delle grandi
imprese, dotate strutturalmente di un maggior numero di dipendenti.
A parità di livello o di inquadramento dei dipendenti, le
retribuzioni medie nella piccola impresa sono più basse rispetto all’industria;
ciò comporta un ulteriore svantaggio poiché le piccole non potranno beneficiare
pienamente degli sgravi derivanti dal cuneo.
Per favorire la competitività sarebbe stato più opportuno
un intervento in termini di riduzione delle tariffe (luce, acqua, gas, ecc.)
e/o di contributi finalizzati al contenimento dei prezzi delle materie prime.
e) TFR
Il TFR rappresenta per le imprese un problema di natura
finanziaria. Le imprese saranno costrette a rivolgersi al sistema bancario per
poter dare seguito a nuovi flussi di cassa mensili per la parte di TFR non
trattenuta.
Si indebolisce ulteriormente la posizione delle imprese
rispetto al sistema creditizio, che dovrà essere disposto a finanziare tali
esborsi senza caricare eccessivamente il sistema produttivo di ulteriori oneri,
o nella peggiore delle situazioni spingere al collasso quelle imprese già in
gravi difficoltà dal punto di vista finanziario.
f) Previdenza
Con l’inasprimento delle aliquote previdenziali a carico
della gestione “commercianti” si vogliono risolvere i gravi problemi del
settore previdenziale, che sono invece di natura strutturale. Da tempo esiste
uno squilibrio contributi/pensioni e i conti della previdenza risentono
negativamente di alcune anomalie demografiche e sociali.
g) Lavoro
La revisione della
legge 30/2003 non deve compromettere la flessibilità del mercato del
lavoro. Combattere l’uso indiscriminato di queste forme contrattuali agendo sul
versante contributivo è dannoso soprattutto per i lavoratori delle categorie
più deboli, che già faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro.
Si penalizzano i 530 mila apprendisti che già lavorano
nelle imprese italiane (204 mila nel commercio) con l’innalzamento delle
aliquote contributive, compromettendo ulteriormente le eventuali nuove
assunzioni, indebolendo un istituto che da sempre sostiene il sistema
produttivo italiano.
h) TASSAZIONE LOCALE
Lo sblocco delle aliquote addizionali all’Irpef comporterà
un inevitabile aumento della pressione fiscale locale e complessiva, poiché non
si rilevano misure efficaci per il contestuale contenimento del prelievo
centrale.
La revisione degli estimi catastali produrrà un aumento
anche dell’ICI.
Saranno introdotte tasse di scopo per il finanziamento di
opere pubbliche.
Le Regioni saranno obbligate ad aumentare le tasse per
contribuire a risanare il loro eventuale disavanzo sanitario.
I Comuni potranno stabilire una tassa di ingresso e
soggiorno a carico dei non residenti (massimo 5 euro), che avrà effetti
disincentivanti per il turismo e conseguentemente sul commercio.
i) Politiche per l’equità
In un momento di difficoltà del Paese appare fuori luogo
che si arrivi a penalizzare una parte dei contribuenti (lavoratori autonomi) e
contestualmente si premino i dipendenti della pubblica amministrazione: è
giusto, infatti, che al risanamento delle finanze pubbliche contribuisca
l’intera popolazione e non solo una parte di essa. I livelli retributivi del
pubblico impiego sono già sensibilmente più elevati di quelli del settore
privato, con riflessi notevoli sulle casse dello Stato.
Il commercio secondo Bersani
1. il decreto sulle
liberalizzazioni
Il Decreto-legge stabilisce
una serie di disposizioni che avranno conseguenze dirette ed indirette anche
per il settore del terziario, e del commercio in particolare:
Disposizioni
di tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali
Regole
di concorrenza nel settore della distribuzione commerciale
Liberalizzazione
della produzione di pane
Interventi nel campo dei
farmaci
Deroga
al divieto di cumulo di licenze per il servizio di taxi
Passaggi di proprietà di beni
mobili registrati
Clausole anticoncorrenziali in
tema di rc-auto
Sistema
informativo dei prezzi dei prodotti agro-alimentari
Condizioni contrattuali dei
conti correnti bancari
Soppressione di commissioni
Disposizioni in materia di
trasporto locale e di circolazione dei veicoli
Integrazione dei poteri
dell’Antitrust
Le libere professioni: Arrivano parcelle ‘negoziabili’ tra le parti e legate al risultato della
prestazione. I liberi professionisti possono far conoscere agli utenti i
servizi offerti attraverso la pubblicità. L’utente potrà rivolgersi a società
multidisciplinari (formate da architetti, avvocati, notai, commercialisti
ecc…).
Monitoraggio dei prezzi dei prodotti agroalimentari al
servizio del cittadino: il Ministero dello Sviluppo Economico, di intesa con il
dicastero delle Politiche Agricole, mette a disposizione di Regioni e Comuni
programmi di rilevazione dei prezzi dei prodotti agroalimentari al fine di
rendere pubbliche le variazioni di prezzo.
Niente più limiti alla produzione di pane e al numero di
panifici: viene abrogata la legge del 1956 che poneva un limite quantitativo
alla produzione di pane e al numero dei panifici nei singoli comuni e
prevedeva, inoltre, un regime autorizzatorio in capo alle Camere di Commercio.
Class action: si
istituisce l’azione collettiva a tutela dei consumatori e degli utenti in
conformità con la normativa comunitaria
Commissioni consultive: il decreto stabilisce la
soppressione di commissioni che allungano tempi burocratici e che chi giudica
non può essere parte in causa.
N:B: Le Commissioni a cui si fa riferimento sono quelle relative ai pubblici
esercizi (bar e ristoranti) operanti nelle Regioni che non hanno ancora
esercitato la propria competenza esclusiva in materia.
Passaggi di proprietà: scompare l’obbligo di intervento
del notaio per i passaggi di proprietà di beni mobili registrati (auto,
motorini, barche ecc.).
Taxi: scompare il divieto di cumulo delle licenze e si va
verso una maggiore offerta ai cittadini.
Conti correnti. Tutela dei correntisti e della loro
libertà di scelta: qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali
deve essere comunicata espressamente al cliente per iscritto, secondo modalità
immediatamente comprensibili, con preavviso minimo di trenta giorni. Entro
sessanta giorni dal ricevimento dalla comunicazione scritta, il cliente ha
diritto di recedere senza penalità e senza spese di chiusura e di ottenere, in
sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni
precedentemente praticate. Le variazioni contrattuali per le quali non siano
state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se
pregiudizievoli per il consumatore. Le variazioni dipendenti da modifiche del
tasso di riferimento devono operare sia sui tassi debitori sia su quelli
creditori.
Concorrenza e commercio: offerte promozionali valide per
tutto il paese,
niente obbligo di rispettare
distanze minime tra esercizi,
stop a requisiti
professionali per aprire negozi con eccezione per bar e ristoranti ed esercizi
alimentari,
libertà di assortimento
merceologico.
Garanzie per l’uniformità
delle condizioni soggettive di natura professionale di accesso all’esercizio su
tutto il territorio nazionale:
si
eliminano i requisiti professionali eventualmente previsti da leggi regionali
per l’apertura di esercizi commerciali operanti in settori diversi da quello
alimentare;
si
sopprime il parametro della distanza minima tra un esercizio ed un altro (norma
ritenuta dalla dottrina fortemente restrittiva della concorrenza) ai fini della
concessione dell’autorizzazione all’apertura di una determinata attività
commerciale;
scompare
ogni forma di limitazione, fissata per legge o per via amministrativa, alla
libera scelta dell’imprenditore di determinare l’assortimento merceologico del
proprio esercizio commerciale, ritenuto più idoneo a soddisfare le esigenze dei
consumatori;
si
eliminano i meccanismi di programmazione degli insediamenti commerciali fondati
sul rispetto di predeterminati limiti antitrust operanti a livello
infraregionale, anche per tener conto della
specifica segnalazione dell’Antitrust riguardo alla regolamentazione adottata
in materia di commercio dalla Regione Siciliana. La regione Sicilia, infatti,
ha stabilito che grandi catene di distribuzione non possono superare una certa
quota di mercato;
si
cancellano i divieti generali, parziali o di limitazioni di ordine temporale
per l’effettuazione di vendite promozionali scontate all’interno dei singoli
esercizi commerciali, fatta eccezione delle tradizionali vendite di fine
stagione e delle vendite sottocosto.
Riforma dei servizi pubblici locali: una legge delega
fissa i criteri della riforma, per cui il principio generale per l’affidamento
sarà quello della gara pubblica e aumenta la tutela degli utenti.
Il disposto normativo noto
come “legge Bersani” contiene al suo interno anche una parte della manovra di
carattere prettamente fiscale che produce principalmente tre effetti:
- un significativo ampliamento dei poteri e degli strumenti a
disposizione dell’Amministrazione Finanziaria da utilizzare nello svolgimento
dell’attività di controllo e accertamento;
- maggiori adempimenti per le imprese e quindi maggiori costi
burocratici;
- aumento della tassazione derivante dall’ampliamento diretto
o indiretto della base imponibile.
Il primo riferimento
appartiene all’art. 35 del decreto dove è prevista una sommatoria di misure di
contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Coinvolge diversi settori
economici, con una particolare attenzione alla disciplina fiscale degli
immobili. Le motivazioni del legislatore erano quelle di intervenire sui
fenomeni più evidenti, in particolare nel campo dell’IVA; uno studio dell’Agenzia
delle Entrate metteva in rilievo come nel nostro Paese vi fosse un anomala
discrepanza tra il gettito di competenza e quanto poi effettivamente incassato.
Il settore immobiliare era indicato dallo studio stesso tra quelli più a
rischio.
Le aziende del commercio
vengono interessate dal disposto normativo solo nel momento in cui si trovano a
dover disporre di immobili.
Con l’art. 36 il legislatore
si pone come obiettivo il recupero di base imponibile. In particolare alcuni
aspetti sono di diretto interesse delle imprese che hanno il loro ambito di
attività nel settore del commercio. La manovra correttiva estiva interviene
disciplinando in maniera diversa gli ammortamenti, in modo particolare quelli
degli autoveicoli, e prevedendo in particolare alcune modifiche alla precedente
legislazione in tema di minus e plusvalenze.
Le considerazioni che emergono
dalla lettura dell’art. 37 riguardano l’anticipazione dei termini di scadenza
dei più importanti obblighi di natura fiscale. Con il titolo di “disposizioni
in tema di accertamento, semplificazione e altre misure di carattere
finanziario” si vanno in sostanza a
ridurre i tempi per la presentazione delle principali dichiarazioni fiscali a
disposizione dei contribuenti. Tutta questa serie di norme va a modificare un
sistema di scadenze consolidato da anni, accelerando i termini degli
adempimenti e dei versamenti a vantaggio unicamente dell’Amministrazione
Finanziaria, che potrà disporre di dati e di risorse monetarie anticipatamente
rispetto al passato. Il costo di queste modifiche, e non stiamo parlando dei
soli oneri burocratici, graverà esclusivamente sui contribuenti.
Altre importanti modifiche
introdotte con l’art. 37 riguardano la materia degli studi di settore, con
modifiche relative alla loro applicazione; l’introduzione, in un apposita
sezione dell’Anagrafe Tributaria di un archivio contenente informazioni su
conti correnti bancari e postali dei contribuenti; il ritorno dell’elenco
clienti-fornitori.