E’ una Finanziaria da “cambiare profondamente”, con troppe tasse e senza scelte strutturali di riduzione della spesa pubblica. Nell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il rappresentante di Confcommercio non ha usato mezzi termini: con questa manovra è impossibile accelerare il passo della crescita economica. Nessun Paese, infatti, potrebbe coniugare risanamento e crescita con una pressione fiscale che potrebbe arrivare al 42% del Pil, il dato più alto dal 1997. E ciò potrebbe avvenire se Regioni ed Enti locali facessero ricorso alla leva fiscale per coprire appena la metà dei ridotti trasferimenti dallo Stato. Confcommercio ha lamentato in particolare la riproposizione del contributo di ingresso e soggiorno che “colpisce fortemente il sistema dell’offerta turistica del nostro Paese, in una fase in cui, invece, resta fondamentale sostenerne la capacità competitiva”.
Quanto alla spesa previdenziale, Confcommercio stigmatizza la scelta di aumentare la contribuzione per i lavoratori autonomi e ciò “tanto per ragioni di merito che di metodo”. Si va, infatti ad intaccare una gestione “caratterizzata da un solido attivo patrimoniale” e lo si fa sortendosi al confronto “con le organizzazioni di rappresentanza del lavoro autonomo”. Un no secco va poi all’aumento della contribuzione per gli apprendisti, che “colpisce l’unico strumento rimasto di ingresso agevolato nel mercato del lavoro, accompagnato dalla formazione”, con una crescita conseguente del costo del lavoro intorno ai 350 milioni di euro.
Sul versante Tfr, poi, il giudizio è secco: è una “controriforma da cancellare”. Si tratta di un’operazione “inaccettabile, poiché “i suoi benefici di breve termine sul disavanzo cozzano con l’accrescimento sostanziale del debito contratto con i lavoratori” ed “esiziale per il decollo della previdenza integrativa nel nostro Paese”. E la musica non cambia se si parla di riduzione del cuneo fiscale e contributivo: un’operazione che “non tiene conto delle caratteristiche della flessibilità in settori come il turismo e la distribuzione commerciale” e che andrà a beneficio di una platea di appena 500.000 imprese. Meglio sarebbe costruire un’ampia “No Irap area” che “escluderebbe dall’imposta circa 3 milioni di soggetti”.
Per quanto concerne infine gli studi di settore, Confcommercio ha ribadito l’interesse “ad un loro progressivo affinamento” e a maggiore selettività . Ma ha respinto ogni automatismo che possa minare “il diritto/dovere di ogni contribuente ad essere tassato secondo il suo reddito reale” e ha ribadito la necessità di riscontri diretti per l’azione di accertamento. “Ragionevolezza e senso della misura” sono state infine invocate per la prevista sospensione della licenza o dell’autorizzazione a fronte di una sola violazione dell’obbligo di emettere ricevuta o scontrino.