Visco attacca, Confcommercio risponde
Il governo dichiara guerra
all’evasione fiscale e si impegna a “sradicarla” entro cinque anni. Ma
commercianti ed autonomi contestano l'iniziativa nel metodo e nel merito e
respingono al mittente ogni addebito. “Una pressione fiscale in aumento
dell’1,3% tra 2006 e 2007 non aiuta né i contribuenti in regola né recupera
evasione” avverte una nota di Confcommercio che contrattacca. “Si tenta di
riproporre una lettura della patologia dell'evasione che vuole rintracciare nel
lavoro autonomo e nelle piccole imprese i suoi protagonisti di riferimento. Ma
a questa lettura non ci stiamo”. Venerdì il vice-ministro dell'Economia,
Vincenzo Visco, ha illustrato tempi e modi di un impegno a tutto campo che
parte dal Dpef e ha il suo punto di forza nella Finanziaria e nel decreto
fiscale collegato in una serie di correzioni e di interventi ex novo. “I dati
sulle dichiarazioni dei redditi del 2005 parlano da soli e non è un caso che il
governo abbia messo al centro della propria azione la lotta all'evasione.
L'obiettivo e' quello di sradicare questi comportamenti entro la fine della
legislatura”. Il governo affila le armi e promette un impegno “massiccio e
determinato” contro un fenomeno che pervade la massa dei contribuenti la cui entità
complessiva e' stimata in 200 miliardi di euro. La strategia del governo
prevede una stretta sugli accertamenti fiscali, maggiori poteri ispettivi ed
un'unica banca dati per definire il profilo del contribuente ed effettuare
incroci e verifiche sul reddito dichiarato. Nel dettaglio si concretizza in 55
misure anti-evasione ed anti-elusione: fra gli interventi spicca la
tracciabilità dei compensi in base all'obbligo per i professionisti di non fare
transazioni in contanti per lasciare una traccia dei movimenti. Previsti anche
maggiori controlli sull'imposta di registro, ipotecaria e catastale,
accertamenti doganali e il giro di vite sui contratti degli atleti
professionisti. Confcommercio ha replicato duramente sottolineando che “una
campagna di diffusione di statistiche fiscali che preparavano il campo alla
richiesta per piccole e medie imprese e lavoro autonomo fatta con la
finanziaria per il 2007 di staccare un assegno da 6/7 miliardi di euro era iniziata già questa estate”. “Una campagna –
ha evidenziato Confcommercio- che puntualmente viene riproposta all'avvio del
percorso di discussione parlamentare
della finanziaria per il 2007”. Confcommercio rifiuta la lettura “della
patologia dell'evasione fiscale che vuole rintracciare nel lavoro autonomo e nelle
piccole imprese i suoi protagonisti di
riferimento”. “Perché – prosegue la nota- poste le dimensioni del
fenomeno - almeno 200 miliardi di euro - ci sembra più corretto dire, come
peraltro aveva recentemente riconosciuto anche il viceministro Visco, che l'evasione fiscale e' un fenomeno che
attraversa tutta l'economia italiana”.
“Proprio per questo abbiamo chiesto studi di settore più selettivi, cioè capaci
di meglio indagare andamenti differenziati di costi e ricavi nelle imprese, ma
non più automatici, cioè destinati
comunque a chiedere di più anche a chi è in regola”. E “per questo
chiediamo attenzione anche al contrasto della tecnica più raffinata
dell’elusione che non meno dell'evasione erode la base imponibile del Paese”.
“Proprio per combattere i due fenomeni sarebbe necessario -conclude la nota- affrontare
contestualmente anche il problema della
pressione fiscale complessiva e della riduzione delle aliquote”.