Di fronte agli assalti di sindacati e ala sinistra della coalizione Romano Prodi cerca di tenere alta l’asticella del risanamento. E dopo aver concesso la possibilità di discutere di pensioni fuori dalla legge Finanziaria, ieri dal Governo sono partiti segnali precisi sulla necessità di non abbassare ulteriormente l’entità della manovra. Sarà di 30 miliardi, hanno garantito a distanza di poche ore sia il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani che il vice-premier Francesco Rutelli, e questo, ha spiegato quest’ultimo, “non per una fissazione di Prodi e di Padoa-Schioppa ma perché questo prevede il Dpef”. Lo stesso Prodi ieri ha definito “totalmente infondate” le voci su una manovra da 27 miliardi garantendo “il pieno rispetto degli impegni con l’Europa”.
Bersani ha cercato di rassicurare anche sulle pensioni spiegando che “sarebbe importante inserire in Finanziaria almeno una prima traccia della riforma” in grado di far confluire comunque una parte dei necessari risparmi. Una prospettiva valutata anche dal ministro del Lavoro Cesare Damiano secondo cui tra le misure da prendere in considerazione c’è anche la possibile chiusura di due finestre di uscita per le pensioni di anzianita' nel 2007.
In questo clima è toccato invece a Pietro Fassino volare a Bruxelles per tranquillizzare l’Unione europea sulla serietà dei propositi di risanamento indicati dal Governo. “L’impegno di scendere sotto il 3% nel rapporto deficit-Pil - ha garantito Fassino al commissario agli affari monetari, Pedro Almunia - sarà raggiunto già nel 2007 con misure strutturali e non solo congiunturali”.
Ma il muro di rigore che si alza dal Governo continua a non piacere agli alleati dell’ala radicale. Ieri è sceso direttamente in campo il segretario di Rifondazione Franco Giordano, che ha definito “realistica” la possibilità di ridurre l’entità della manovra alla luce dei miglioramenti di crescita e gettito: “Le cifre mettono in luce nuovi introiti e non vedo perché non se ne dovrebbe tener conto”.