
Secondo un’indagine di Confcommercio, realizzata in
collaborazione con la Mercurio Misura, il tema della sicurezza, oltre ad essere
al centro della campagna elettorale è molto sentito dagli italiani. Secondo
otto intervistati su dieci questo problema dovrebbe essere considerato una
priorità dal nuovo governo.
L’83,6% degli italiani, infatti, si sente esposto a tutti
i tipi di reato “comuni” (rapina, furto, scippo e borseggio) la stragrande
maggioranza, tra il 70 e l’80%, ritiene che l’aumento del fenomeno della
criminalità sia legato all’aumento dell’immigrazione. Ma, allo stesso tempo, il
54% ritiene che il modo migliore per contrastare l’immigrazione clandestina sia
quello di agevolare la regolarizzazione (anche se a questo dato fa in qualche
modo da contrappeso a quel 38,6% che ritiene l’intensificazione delle
espulsioni la migliore “medicina” per curare l’immigrazione clandestina).
Sui modi più efficaci per combattere la criminalità, circa
il 26% degli intervistati mette al primo posto l’aumento delle forze
dell’ordine, al quale si aggiunge un 6% che individua nel poliziotto di
quartiere uno strumento ulteriormente utile (questo dato va comunque
interpretato alla luce del fatto che l’80% del campione intervistato risiede in
centri con meno di 200 mila abitanti). Mentre il 30% ritiene poco efficace
l’operato delle forze dell’ordine per mancanza di mezzi.
Quasi un italiano su due (43,5%) pensa che la ricetta
giusta sia mettere al primo posto, la certezza della pena. Pena che, sempre uno
su due (51,1%) considera adeguata per furto, borseggio e scippo (ora fino a tre
anni). Per tutti gli altri reati la maggioranza chiede un aumento, a volte
anche rilevante, degli anni di carcere.
Tanto allarme non produce comunque reazioni scomposte. Due
italiani su tre (63,2%) non ritengono utile armarsi (anche se un significativo
29,5% ritiene necessario farlo); e la pena di morte è vista con favore da
appena il 9,4%.
Un ultimo dato sulla violenza sessuale: mentre il 61% è
favorevole all’inasprimento della pena e quasi il 18% addirittura
all’ergastolo, circa il 14% chiede appunto la castrazione chimica per gli
stupratori. Aumenti che schizzano alle stelle quando la violenza sessuale è
perpetrata sui minori: a chiedere il semplice inasprimento della pena è il
35,5%, mentre la castrazione chimica la invocano il 25,7%, l’ergastolo ben il
26,6% e quasi il 10% addirittura la pena di morte. Mettendo a confronto le
risposte dei commercianti e quelle dei privati, infine, si registrano alcune
differenze: l’immigrazione, clandestina e non, è
vista come la principale causa della microcriminalità per il 79% dei
commercianti contro il 75% dei privati; nel contrasto all’immigrazione, oltre la metà dei
cittadini privati (53,6%) si schiera per un’agevolazione della regolarizzazione, mentre i commercianti
mettono quasi sullo stesso piano agevolazione (44%) ed espulsione (46,6%); tra
i reati più temuti, l’aggressione
fisica è al primo posto per entrambi i campioni, ma nel caso dei commercianti,
si riscontra un timore altrettanto elevato anche per la rapina (22,1%); l’autodifesa armata, infine, non è
ritenuta necessaria da oltre il 60% degli intervistati di entrambi i campioni,
anche se il 35,5% dei commercianti, a differenza del 29,5% dei privati, ritiene
utile detenere un’arma.
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