
Pesante attacco del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, “i cartelli non sono peccati veniali; sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato: negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione”. “Proprio alla luce della gravità delle intese restrittive, particolarmente odiose quando riguardano beni essenziali come il pane”, Catricalà sottolinea che “la lotta alle intese segrete può essere rafforzata con nuove metodologie”. Ad esempio, spiega il numero uno dell’autorità, “si deve migliorare le disciplina dei programmi di clemenza, a favore della parte che collabora”, denunciando l’esistenza di un cartello al quale ha aderito, “si potrebbe anche concedere una attenuazione della responsabilità civile”. Allo stesso tempo, Catricalà chiama in causa una recente giurisprudenza che introduce una “probatio diabolica”, in base alla quale è necessario portare alla luce “un chiaro accordo tra i vertici aziendali nazionali”. Catricalà ribadisce che “l’orientamento non è consolidato e noi speriamo che la giurisprudenza torni in linea con i precedenti comunitari”. Ma, soprattutto, Catricalà chiede “la modifica della legge che non ci consente di sanzionare le singole imprese quando l'intesa collusiva sia frutto di una delibera dell'associazione di cui fanno parte, un soggetto spesso inconsistente dal punto di vista economico e patrimoniale”. Secondo Catricalà, infatti, sebbene “la sanzione abbia sempre effetti sul piano reputazionale delle imprese colpite, per ottenere deterrenza deve incidere sensibilmente sul patrimonio aziendale di chi fa cartello o abusa della propria dominanza”. Catricalà ha poi illustrato i risultati dell'indagine conoscitiva sulla governance di banche e assicurazioni condotta dal Garante. L’80% delle banche e delle assicurazioni quotate presenta problemi di conflitti di ruolo, legati alla presenza nei propri organi di amministrazione di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti. In particolare, sottolinea Catricalà, “c’è un caso di impresa con ben 13 persone e un altro con 10 che siedono anche in organi di governance di altre società del settore”. Il riferimento implicito riguarda rispettivamente Generali e Mediobanca. Con riferimento alle partecipazioni incrociate fra società quotate, Catricalà rileva che “il 45% di esse annovera fra i propri soci imprese concorrenti”. Si tratta di numeri che evidenziano “la dimensione patologica del fenomeno che si va delineando e che richiederà ulteriori approfondimenti da parte nostra”. Allo stesso tempo, prosegue Catricalà, “costituisce motivo di fondata preoccupazione l'assenza di apprezzabili reazioni endogene che correggano una così macroscopica anomalia del sistema di governance”.
|
© CONFCOMMERCIO - Confederazione Generale del Commercio del Turismo dei Servizi delle Professioni e delle PMI |
|