
Il giro d’affari dei produttori
di falsi in Italia al 2005, ultimo dato disponibile, è stimabile in una cifra
variabile tra i 3,5 e i 7 miliardi di euro. E’ la valutazione di Indicam,
l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, presentata durante
l’assemblea annuale.
Di questo fatturato, il 60% si
riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda, il resto a orologeria, beni di
consumo, componentistica, audiovisivo, software. Secondo un’altra stima, più
prudente e basata sulla proiezione a partire dai sequestri operati dalle Forze
dell'Ordine, la cifra sarebbe ridimensionabile a 1,5 miliardi di euro.
L’industria della contraffazione risulta diffusa in tutto il territorio
nazionale, con punte particolarmente elevate in Campania (abbigliamento,
componentistica, beni di largo consumo), Toscana, Lazio e Marche (pelletteria),
Nord Ovest e Nord Est (componentistica e orologeria).
Più del 50% della produzione
mondiale di contraffazioni proviene dal Sud-Est asiatico. La destinazione è per
il 60% l’Unione europea, per il 40% il resto del mondo. La Cina è di gran lunga
al primo posto, seguita da Corea, Taiwan e altri Paesi dell'area.
Il 35% circa della produzione
mondiale di prodotti contraffatti proviene dal bacino mediterraneo, con
destinazione l’Unione europea, gli Stati Uniti, l’Africa, l’Est Europeo. I
Paesi leader sono l’Italia, la Spagna, la Turchia, il Marocco. Sempre più
spesso componenti falsificati di origine cinese entrano nella Ue scegliendo i
varchi doganali più deboli e vengono quindi assemblati e spesso dotati di
marchi contraffatti in diversi Paesi dell’Unione, tra cui primeggia l’Italia,
che è anche prima in Europa come consumatore di beni contraffatti.
“Nonostante tutti gli sforzi
fatti, è ormai chiaro che senza un sistema europeo e senza un accordo tra i
Paesi membri - scrive in una nota Carlo Guglielmi, presidente di Indicam - la
lotta alla contraffazione potrà avere risultati limitati soprattutto in termini
di prevenzione”. Per combattere efficacemente il fenomeno, secondo Guglielmi,
bisogna agire su un doppio piano: approccio internazionale e strategia
repressiva sul territorio:
“prima di tutto occorre agire sull’opinione pubblica per spezzare il circolo vizioso che unisce la familiarità al fenomeno con l’accettabilità del reato. Quest’ultima mina infatti, in modo irrimediabile, la cultura della legalità mentre è invece necessario arrivare al 'biasimo sociale' verso chi compra oggetti contraffatti”.
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