
Draghi: “meno tasse e l’Italia può tornare a crescere”
La debolezza dell’economia internazionale proseguirà “almeno per l’anno in corso”, ma l’Italia “ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere”. Una crescita senza la quale sarà difficile migliorare i risultati dei conti pubblici che quest’anno “si prospettano meno favorevoli”. Nelle Considerazioni finali lette sabato scorso il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha fatto il check up allo stato di salute dell’economia e dei conti pubblici indicando cause e ricette. Tra queste ultime, il contenimento della spesa ma soprattutto l’allentamento della morsa di un fisco troppo pesante per il quale è necessario un piano per la “pluriennale riduzione di alcune importanti aliquote d’imposta” che “migliorerebbe le aspettative di famiglie e imprese”.
Lo spettro della crisi scatenata
dai mutui subprime, ha sottolineato Draghi, non si è ancora diradato. Si
addensano infatti nuove nubi, quelle del rialzo dei prezzi, che limano il
reddito disponibile delle famiglie. Sui conti pubblici il primo nodo è il
debito pubblico, che va ridotto rispetto al Pil. I criteri da seguire sono
“efficienza e crescita” senza i quali il risanamento dei conti è più difficile.
“I risultati per l’anno in corso si prospettano meno favorevoli”, ha
sottolineato il governatore, ripetendo le ultime stime di governo (deficit 2008
al 2,4%, crescita a +0,6%). Lo scorso anno i conti sono certo migliorati, ma
“la riduzione del disavanzo è dovuta soprattutto al forte aumento della pressione
fiscale: 2,8 punti percentuali tra il 2005 e il 2007”. Il fisco mette sabbia
nella capacità competitiva. Il suo peso è al 43,3%, tre punti sopra gli altri
Paesi europei. Il confronto è ancora più impressionante se si guarda il costo
del lavoro: fatto 100 l’esborso delle imprese, in Italia c’è un prelievo di
fisco e contributi pari a 46 euro, nei Paesi dell’area Euro è di 43 euro, nel
Regno Unito di 34 euro, negli Usa di 30. “E l’Irap accresce ulteriormente il
divario”, ha avvertito Draghi. L’intenzione del Governo “di definire in tempi
brevi” gli interventi per un intero triennio, secondo Draghi, “può rendere più
organica l’azione di bilancio”. In questo contesto definire la riduzione
“pluriennale di alcune importanti aliquote d’imposta migliorerebbe le
aspettative di famiglie e imprese”. Gli sgravi dovrebbero essere concentrati
“laddove possono dare maggiore sostegno alla crescita, riducendo le distorsioni
dell’attività economica”.
Quanto ai consumi, il
governatore ha sottolineato che “la spesa delle famiglie italiane è frenata
dalla bassa progressione del reddito disponibile”, soprattutto per quanto
riguarda i consumi dei nuclei a “reddito più basso”. “I consumi – ha spiegato -
continuano a risentire dell’instabilità dei rapporti di impiego, diffusa specialmente
tra i giovani e nelle fasce marginali di mercato del lavoro: l’incertezza sul
reddito corrente, sulle sue prospettive di crescita futura frena le decisioni
di spesa, anche per l’inadeguatezza della rete di protezione sociale”.
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