
Italia: per competere “meno fisco e più mercatoâ€
Fisco pesante, eccessiva
specializzazione nel settore manifatturiero e lenta ristrutturazione che
riformi il sistema produttivo: la competitività dell’Azienda Italia langue.
Anche un’industria come quella turistica che dato il patrimonio disponibile
potrebbe prosperare, invece soffre. L’analisi del Fondo Monetario
internazionale è chiara: per diventare competitiva e non perdere ulteriore
quote di mercato l’Italia deve agire. E margini di miglioramento esistono.
Il nostro Paese, così come la
Grecia, vanta punteggi non lusinghieri nei fattori che determinano
l’attrattività di un Paese per gli investimenti esteri, e cioè le variabili
politiche (restrizioni, accordi vigenti nel mercato del lavoro e normative nel
mercato dei prodotti) e quelle non politiche (come la distanza dal Paese che
vuole investire e la grandezza geografica). “Italia e Grecia sono piazzate
rispettivamente all’82mo e al 109mo posto†nella classifica dei 175 Paesi
analizzati dalla Banca Mondiale per la facilità di fare business, constata il
Fmi evidenziando come l’Italia ha una delle più rigide normative di tutela dei
lavoratori, insieme a Francia, Grecia, Portogallo e Spagna. “Francia e Italia
sono fra i Paesi col maggior peso fiscaleâ€, aggiunge il Fondo, che analizza
appunto la situazione in questi quattro Paesi del Mediterraneo con un rapporto
dedicato alla loro competitività . “Tutto questo implica che Italia, Francia,
Grecia, Spagna e Portogallo possono rendersi più attraenti sul fronte degli
investimenti esteri migliorando il proprio contestoâ€, scrive l’Istituto
osservando come riducendo le restrizioni al mercato dei prodotti fino al
livello del Regno Unito potrebbe comportare un aumento degli investimenti
esteri rispetto ai livelli degli anni ‘90.
Il Fondo osserva inoltre come Italia, Francia, Spagna, Grecia e Portogallo siano divenute, nel corso del tempo, più integrate nel mercato unico europeo e nell’economia globale. E questo anche grazie alla maggiore apertura del commercio. Insomma i Paesi del sud dell’area euro hanno di fronte buone opportunità di cui approfittare, ma esiste il rischio che queste chance sfuggano via a causa della lenta ristrutturazione della struttura produttiva. “La specializzazione nel settore manifatturiero caratterizza tutti e cinque i Paesi oggetto dello studio e sembra avere conseguenze altalenanti sulla crescita dell’exportâ€. Per l’Italia gli effetti “sono abbastanza negativiâ€.
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