
La risposta italiana
all’emergenza educativa
Il panel pomeridiano del workshop Confcommercio ha riguardato il problema dell’educazione e della formazione da un punto di vista squisitamente italiano. Ne hanno parlato Gherardo Colombo, vicepresidente Garzanti libri, Massimo Egidi, rettore della Luiss di Roma e Umberto Galimberti, professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Secondo Colombo, “l’educazione consiste nel mettere in fila una scala di valori su cui basare poi la propria formazione. Poi servono i mezzi e gli strumenti per costruire la propria formazione. Interazione tra educazione e formazione. Il sistema educativo nel suo complesso dipende da vari fattori. Per quel che riguarda l’educazione: la famiglia, la scuola e gli amici. Ciascuno di questi attori agisce con un’intensità diversa . La scuola acquista un rilievo particolare per fornire le capacità di utilizzare gli strumenti intellettuali”. “Serve un modello formativo per l’Italia – ha osservato Colombo -che coniughi uguaglianza ed eccellenza adozione di un modello formativo misto, promozione dell’uguaglianza(fino alla scuola secondaria inferiore) e sviluppo delle vocazioni individuali (scuola secondaria superiore e università) potenziamento dell’autonomia scolastica in direzione dell’università o del mondo del lavoro. Abolizione dell’esame di maturità perché la valutazione dovrebbe essere spostato all’inizio dell’università e non alla fine della scuola”. Tra le altre misure proposte da Colombo, insegnanti più motivati, introduzione di un sistema più efficace di valutazione degli Istituti scolastici, degli insegnanti e anche degli studenti attraverso dei test. Massimo Egidi ha invece parlato di governante sottolineando che “è necessario cambiare governance del sistema educativo per produrre capitale umane più adatto e preparato alle sfide della globalizzazione. Un nuovo sistema manageriale di governo può dare origine ad un sistema decisionale in grado di favorire la piena partecipazione dei professori alle scelte realmente importanti”. Per Egidi, per una nuova governante è necessario accrescere il potere decisionale dei leaders. Semplificare il processo decisionale e rinforzare radicalmente responsabilità e affidabilità. Per essere affidabile un’università deve sviluppare un controllo amministrativo e di gestione a tutto sistema e un sistema di monitoraggio della soddisfazione e della performance da parte degli studenti”. Il professor Galimberti ha affrontato il problema da un punto di vista “antropologico”: “educare vuol dire seguire i percorsi emotivi degli studenti, comunicare e se vogliamo addirittura “plagiare” con il proprio carisma i ragazzi”. Galimberti ha poi osservato, a proposito della scuola elemntare che l’adozione del maestro unico “sarebbe un ritorno all’antico che va contro la società moderna. I bambini devono avere non solo conoscenze umanistiche ma anche informatiche e linguistiche e tutto questo un maestro solo non lo può fare”. Parlando dell’università il professor Galimberti ha sottolineato l’incapacità dei giovani di studiare: “arrivati qui devono imparare il metodo di studio, devono abituarsi alla sintesi e a sviluppare un’intelligenza creativa invece si continua ad andare avanti con un’educazione a basa di quiz”. Galimberti ha infine concluso il suo intervento ricordando che una società che non sa utilizzare al meglio i propri giovani, quelli tra i 15 e i 30 anni, è una società destina nata ad un declino inevitabile perché non è capace di usare le proprie forze migliori”.
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