
“La distribuzione italiana non
ha colpe” perché i rincari dei prezzi sono legati alla struttura della filiera
nazionale che presenta “specificità strutturali”. Mariano Bella, responsabile
dell’Ufficio studi di Confcommercio, commenta così i dati diffusi da Bankitalia
secondo cui nel passaggio di frutta e verdura dal campo alla tavola si registra
un rincaro del 200% (vedi articolo allegato, ndr).
“Bisogna distinguere tra la
demagogia e gli studi scientifici"”, spiega Bella. “La Banca d’Italia fa
studi scientifici e non punta il dito contro nessuno. Dal produttore al
consumatore abbiamo un incremento medio del 100% contro il 60% spagnolo ma dire
che questo aumento è eccessivo non è appropriato perché merita ulteriori
analisi”.
Bella osserva che l'’Italia “è
un Paese con 8.100 Comuni che presenta delle specificità strutturali per cui
fare confronti con altri Paesi che non sono come l’Italia vuol dire trarre
conclusioni sbagliate. La struttura demografica, la morfologia urbanistica
hanno un impatto diretto sulla struttura della filiera”.
In quest’ottica, aggiunge il
responsabile dell'ufficio studi di Confcommercio, “la differenza tra il 100% e
il 60% può essere spiegata dalla differente distribuzione della popolazione per
ampiezza dei Comuni”. Un altro punto da chiarire, sottolinea ancora Bella, “è
che quando si parla di filiera lunga nessuno identifica con precisione quali
sono i passaggi inutili. Ma non c’è una legge che stabilisce che ci vuole un
intermediario, per cui se c’è, come dice l’ultima relazione dell'Antitrust,
evidentemente è necessario”.
I prezzi amministrati o politicamente imposti? “Hanno fallito ovunque e grazie al cielo è un ricordo che sta sbiadendo nel tempo e speriamo di non doverlo rinverdire noi con un governo liberale”, conclude Bella.
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