
Presso il Palalottomatica di
Roma, alla presenza del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, si è tenuto il
Meeting internazionale “50&Più La
forza degli anni organizzato da 50&Più Fenacom. In apertura è stato presentato
il rapporto “Essere Anziano Oggi 2008”. L’indagine di quest’anno, effettuata da Ermeneia/50&Più
Fenacom, ruota attorno al concetto di “pensione attiva”, definizione
apparentemente contraddittoria, visto che la quiescenza viene tradizionalmente
percepita come ritiro dalla vita di lavoro.
Al contrario i comportamenti e
in parallelo le propensioni delle persone mature contribuiscono a fare
giustizia di tale stereotipo, aprendo una prospettiva di “secondo ciclo” di
vita attiva per gli ultrasessantenni e oltre.
L’indagine, costruita sulle
opinioni di tre fasce di età (i 50-59enni, i 60-69enni e i 70enni e oltre)
mette in luce alcuni aspetti fondamentali:
- l’alta percentuale di anziani
ancora vitali e autonomi: più del 90% dei 60-69enni e quasi l’80% degli ultra
settantenni;
- il nuovo modo di porsi davanti al mondo politico, con la
richiesta di provvedimenti concreti che agevolino la permanenza degli anziani
nel mondo del lavoro anche dopo il pensionamento.
- le diverse motivazioni del
desiderio di svolgere un’attività lavorativa dopo la pensione: un terzo degli
intervistati è orientato al pensionamento attivo come scelta esplicita,
partendo da un buon livello di benessere sul piano della salute, del reddito e
dell’autonomia personale, mentre un altro terzo vede il pensionamento attivo
come necessità, partendo da un grado di benessere insufficiente. Infine, un
dato di interesse generale: il tasso di occupazione attuale in Italia dei
60-69enni è appena del 13,3%, ma se si ipotizzasse un suo quasi raddoppio
(giungendo gradualmente al 25%) si potrebbe raggiungere un incremento del tutto
ragguardevole del Pil rispetto ad oggi, stimabile tra il +1,6% e il +2,3%. Nel
complesso si può dire che le persone intervistate, in particolare quelle tra i
60 e i 69 anni, rispetto al loro possibile impegno post-pensione, si articolano
in tre categorie e cioè:
1/3 all’incirca (il 33,6% del
totale) rappresentano gli anziani orientati al pensionamento attivo come scelta
esplicita, stante un buon livello di benessere sul piano della salute, del
reddito e dell’autonomia personale;
cui si aggiunge un ulteriore
terzo (32,3%) che fa capo agli anziani orientati al pensionamento attivo come
necessità, visto che tale tipologia è caratterizzata da un grado di benessere
insufficiente, ma accompagnato da atteggiamenti particolarmente attivi per
quanto riguarda il periodo post-pensione;
ed infine c’è il terzo restante (34,1%) che fa capo alla tipologia degli anziani orientati al pensionamento non attivo, costituito da persone in condizione sociale medio-bassa, e residenti prevalentemente nel Mezzogiorno.
Quanto infine alla promozione di
una politica di accompagnamento
dell’anziano vitale che vuole rimanere tale nel tempo, va ribadita
l’esigenza di “passare dal dire al fare”, visto che la consapevolezza del
potenziale nascosto della categoria è cresciuto nel tempo, ma non ha ancora
trovato le azioni di accompagnamento corrispondenti.
Del resto va ricordato che il
tasso di occupazione ufficiale dei 15-64enni era in Italia (nell’anno 2007)
pari al 58,7% contro il 70,0% che l’Obiettivo di Lisbona fissava addirittura
come target per l’anno 2010. Mentre il tasso di occupazione attuale in Italia
dei 60-69enni è appena del 13,3%. Ma se si ipotizzasse un suo quasi raddoppio
(giungendo gradualmente al 25,0%) si potrebbe raggiungere un incremento del
tutto ragguardevole del Pil rispetto ad oggi, stimabile tra il +1,6% e il
+2,3%.
È necessario dunque immaginare
proposte e varare interventi che riconoscano e valorizzino il potenziale
esistente, costituito dalle persone anziane dopo l’entrata in pensione, visto
che queste ultime hanno davanti a loro un possibile nuovo ciclo di vita della
durata di 20-25 anni. Si tratta di un periodo più che consistente che ha
bisogno di una cultura nuova da rinventare sul piano personale e collettivo,
uscendo definitivamente dagli schemi antichi che volevano ridurre la terza età
ad uno scorcio di esistenza residuale e declinante.
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