
L’Italia di fronte
alla sfida della meritocrazia
Il primo panel della seconda giornata del workshop dedicato all’emergenza educativa, è stato dedicato al tema della meritocrazia e dei suoi risvolti sul mercato del lavoro. Sono intervenuti: Irene Tinagli della Carnegie Mellon Univeristy, Giuliano da Empoli, direttore di Zero, e Francesco Giavazzi, professore dell’università Bocconi di Milano. La Tinagli ha sottolineato che in Italia “manca completamente l’approccio culturale giusto nei confronti di chi si affaccia nel mondo del lavoro. Non si viene mai messi in condizioni di poter dimostrare le proprie qualità. Questo, ancor prima delle prospettive di carriera, è molto penalizzante”. Secondo la Tinagli, “merito e uguaglianza non sono incompatibili. Anzi si potrebbe dare a tutte le persone di raggiungere un certo tipo di risultato. D’altronde, un sistema interamente pubblico non è solo equo e un sistema interamente privato non è solo meritocratico. Se il pubblico non dà spazio alla meritocrazia diventa iniquo”. In realtà, secondo la Tinagli, “come insegna molto bene il modello americano con il suo sistema di borse di studio, sono le regole a fare la differenza”. Giuliano da Empoli ha posto l’accento sulla natura antropologica del fenomeno meritocratico nel nostro Paese. “ Anche la nostra – ha detto da Empoli - è una meritocrazia solo che è un po’ originale e non si allinea con quella degli altri Paesi. Nelle nostre università ad esempio farsi amico l’usciere o la segreteria di facoltà costituisce un modello meritocratico. Tutto ciò ve benissimo se poi continuiamo tutta la vita ad operare in Italia. Il problema si pone quando ci si confronta con il mercato globale dove la meritocrazia è più “rigida” della nostra”. “tutto ciò – ha concluso da Empoli – affonda le sue radici nel tipico familismo italiano e nelle due culture dominanti nel nostro Paese: quella cattolica e quella marxista che, ognuna per la sua parte, discriminano differenziazione e merito”. A concludere i lavori del panel è stato Francesco Giavazzi, che ha evidenziato la scarsa fiducia dei giovani nel merito. “Un dato preoccupante – ha detto Giavazzi – perché dove non regna la meritocrazia finisce per incidere l’appartenenza al censo. In italia il fattore ancora determinante nella storia di un individuo è il reddito della famiglia d’origine”. Giavazzi ha quindi posto l’accento sulla necessità di continuare sulla strada della premiazione del merito intrapresa dal ministro brunetta nella pubblica Amministrazione, “perché alla fine il merito ha anche un effetto volano sulla società ed è importante puntare su valutazioni e incentivi ma anche dotare i dirigenti pubblici di strumenti idonei per intervenire e risolvere i problemi”.
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