
Come non bastasse la crisi dei consumi, per le imprese del commercio al dettaglio e della grande distribuzione c’è un altro problema non secondario da fronteggiare. Secondo il Barometro dei furti nel retail”, nel 2008 i furti nei supermercati sono aumentati del 4% sfiorando i tre miliardi di euro di danni. Lamette da barba (15,4%), cartucce per stampanti (14,3%), formaggi pregiati (8,6%), profumi e cosmetici (7,8%), restano gli obiettivi preferiti ma l’attenzione si è spostata ultimamente anche su i capi d’abbigliamento e la lingerie, sui prodotti alimentari freschi e sui prodotti di elettronica di consumo come i telefonini. Per fronteggiare il fenomeno, la grande distribuzione nell’arco dei dodici mesi indicati ha speso in sistemi di sicurezza qualcosa come 798 milioni di euro, pari allo 0,36% sul fatturato del settore. La voce che assorbe più risorse poi è quella del personale di vigilanza a cui va aggiunta un’altra spesa di recente acquisizione per i supermercati: un particolare metal detector da circa duemila euro che serve per individuare le borse rivestite in alluminio introdotte per portare via la merce e annullare l’effetto delle etichette antifurto. In totale dunque il conto complessivo che il sistema “paga” ai furti e alla relativa spesa di prevenzione è di quattro miliardi di euro. Va da sé, che a fronte della sorveglianza molto costosa nei principali super e d ipermercati, i ladri preferiscano “colpire” là dove le misure di sicurezza sono naturalmente più deboli: nei discount e nei piccoli supermercati di prossimità. Infine, per quel che riguarda la tipologia dei malviventi emerge che circa il 50% è riconducibile a piccole bande specializzate o a clienti, nel 30% dei casi invece si tratta di dipendenti e il 6,7% da fornitori durante il ciclo d’approvvigionamento.
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