Oggi a
Roma, presso la sede nazionale di Confcommercio, si è tenuta la cerimonia di
premiazione della Quinta Edizione del Premio Libero Grassi, iniziativa
intestata all’imprenditore palermitano che ebbe il coraggio di denunciare i
propri estortori, pagando con la vita la lotta alla mafia. Il concorso dal
titolo “Incroci di legalità. Alla scoperta di luoghi, nomi e storie del passato
e del presente per costruire un futuro migliore” e rivolto alle scuole di ogni
ordine e grado, ha selezionato le migliori sceneggiature di tre spot televisivi
sui temi della lotta contro tutte le mafie, delle morti bianche e della tutela
dell’ambiente. I vincitori sono stati: la Scuola V Circ. di Benevento, l’Ics di
Milano e l’Isisis di Gangi (Palermo). Sono intervenuti, Carlo Sangalli,
presidente di Confcommercio, Mariastella Gelmini, ministro
dell’Istruzione (vedi intervento allegato N.d.R), Pietro Grasso,
Procuratore Nazionale Antimafia, Salvatore Cernigliaro, amministratore
unico Solidaria, Lina Wertmuller, presidente della Giuria, Francesco Forgione
Progetto Casa della Legalità Regione Lazio e Luca Squeri, presidente
Commissione Sicurezza Confcommercio. Il presidente di confcommercio Sangalli,
ha voluto ricordare la figura di Libero Grassi e la sua ostinata lotta contro
la criminalità. “Confcommercio – ha detto Sangalli- è in prima linea per la
diffusione della cultura della legalità”. “Senza legalità e sicurezza – ha
aggiunto Sangalli - non c’è democrazia e non c’è sviluppo. Denunciare il racket
deve diventare normale e soprattutto l’imprenditore deve comprendere che non è
solo, si sta creando finalmente una rete di solidarietà, istituzioni,
associazioni e forze dell’ordine”. Anche il Procuratore Nazionale Grasso, nel
suo intervento ha sottolineato la forza morale di Libero Grassi precisando che
“era un uomo normale ma nell’immaginario collettivo è diventato un eroe è
perché ha affrontato tutto da solo con la consapevolezza del prezzo che avrebbe
pagato”. “Tutto questo – ha aggiunto Grasso – non deve più accadere. Dobbiamo
coltivare la cultura della legalità tra i giovani e formarli come cittadini”.
“Il problema però – ha osservato Grasso – è che questi giovani, soprattutto nel
Mezzogiorno, devono abbandonare la propria terra per andare a cercare un lavoro
che da loro non c’è. In questo modo si disperde un patrimonio umano
faticosamente acquisito”. Il ruolo
fondamentale della scuola è stato sottolineato dal responsabile del Progetto Casa
della Legalità, Forgione: “La lotta alla mafia – ha detto- deve partire da una
grande dimensione sociale e culturale. La scuola in certe realtà del Sud
rappresenta l’unico spazio dove ragazzini di 10-11 anni possono crescere
lontani dalle strade. E’ nella scuola che si forma la coscienza del futuro
cittadino”. Infine, emozionante lettera aperta di Salvatore Cernigliaro
(Solidaria) a Libero Grassi per “raccontare” all’imprenditore ucciso i
progressi e le piccole conquiste ottenute sulla strada della coscienza civile,
anche grazie all’iniziativa a lui intitolata.
A cura di
Ugo Da Milano