La crisi economica non può
avere, tra le sue numerose conseguenze negative, anche quella di portare fuori
controllo i conti pubblici dei Paesi europei, con il rischio che questo vada a
minare “l’ingrediente più raro e prezioso che abbiamo, ossia la credibilità”.
Il governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha ribadito
con forza l’argomento che da qualche settimana a questa parte è sempre più
spesso sulla bocca degli alti responsabili economici europei. E che la
Commissione europea si prepara a rendere concreto con l’apertura di alcune
procedure per deficit eccessivo nei confronti dei Paesi “che hanno registrato o
previsto un deficit al di sopra del tetto del 3%”, secondo quanto dichiarato dal
commissario per gli Affari economici Joaquin Almunia.
Nella riunione della Commissione
europea di domani verranno discussi i programmi di stabilità di un primo gruppo
di Stati membri, tra cui Germania, Spagna, Francia, Grecia, Irlanda, Malta e
Olanda. Il caso italiano verrà valutato il 25 febbraio.
“Bisogna attenersi alle regole
che sono state fissate per tutti”, ha spiegato Almunia, aggiungendo: “quello
che dicono in materia di disciplina di bilancio è chiaro: nel caso in cui i
Paesi abbiano registrato o previsto dei deficit superiori al 3%, bisogna aprire
le procedure che sono stabilite nel trattato. E’ quello di cui si discuterà
mercoledì”.
La Commissione, avvalendosi
della maggiore flessibilità contenuta nel Patto di stabilità e di crescita, ha
sottolineato come in un periodo eccezionale come quello attuale le procedure
per deficit eccessivo possano essere evitate, a condizione che il disavanzo non
superi di molto il 3% e che lo sforamento sia limitato nel tempo, ossia non
superiore ad un anno. Ma nella maggior parte dei casi, lo sforamento è previsto
per due o tre anni, come in Francia o in Irlanda.
Almunia ha puntualizzato che non
è stata fissata alcuna scadenza per far rientrare i deficit, sottolineando che
occorre farlo “il prima possibile”. Secondo i dati della Commissione europea,
l’Italia, dopo il 2,8% del 2008, avrà un rapporto deficit-Pil del 3,8% nel
2009, per poi scendere leggermente al 3,7% nel 2010. Secondo il Governo, dopo
il 2,6% dell’anno in corso, il deficit salirà al 3,7% nel 2009 e al 3,3% nel
2010, per arrivare nel 2011 al 2,9%. A preoccupare, nel caso italiano, è però
soprattutto il debito, al 110,5% nel 2009.