L’Unione europea non è fatta di
blocchi, ma di casi singoli da gestire all’insegna della solidarietà e del
coordinamento. Facendo leva sul mercato interno, e non sul protezionismo, per
uscire dalla crisi in cui l’economia europea si è impantanata. E’ il messaggio
emerso dalla riunione dei capi di Stato e di governo dei Ventisette svoltasi a
Praga. Si è trattato di un summit tra i più tesi della storia, iniziato con un
durissimo appello del premier ungherese, Ferenc Gyurcsany. “Non dobbiamo
permettere che una nuova cortina di ferro divida in due l’Europa”, ha detto
prima di illustrare, nel corso di un mini-vertice con 9 Paesi dell’est, la sua
proposta di un fondo da 160-190 miliardi di euro per l’Europa orientale. Proposta
rifiutata sia da alcuni Paesi dell’allargamento, come la Polonia e la
Slovacchia, sia dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che ha esortato a
valutare caso per caso le situazioni dei vari Stati membri. “Non ci sono
blocchi in Europa”, ha sintetizzato il presidente della Commissione Ue, José
Manuel Barroso.
L’Unione europea al completo
discuterà del suo destino economico con il suo interlocutore principale, il
presidente statunitense Barack Obama, in un incontro nella capitale ceka il 5
aprile prossimo, al termine di una settimana fitta di appuntamenti, a partire
dal G20 a Londra del 2. I Ventisette, in ogni modo, hanno espresso la loro
“fiducia nelle prospettive a medio e a lungo termine di tutte le economie
europee”, tentando di rassicurare i mercati e di dissolvere le voci sul rischio
di default di uno degli Stati dell’Ue. Nel testo finale è stato inoltre
ribadita l’importanza di “gestire gli asset bancari a rischio, in linea con le
linee guida fornite dalla Commissione il 25 febbraio e nel pieno rispetto delle
regole di concorrenza”.
Un altro tema sul tavolo è stata
la possibilità di un allargamento accelerato di Eurolandia per offrire un
riparo ai Paesi come la Polonia, che teme che alla crisi vengano date risposte
a livello di Eurolandia. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, si
è detto scettico sulla possibilità di allentare i criteri di adesione, mentre
Sarkozy ha dichiarato che in futuro se ne potrà parlare, visto che in passato
alcuni di questi criteri si sono dimostrati inutilmente rigorosi.
Sul fronte dell’auto, sono state ribadite le condanne del protezionismo e sono state allentate le tensioni degli ultimi giorni, almeno in apparenza. La Germania ha proposto un “rafforzamento dei mezzi della Bei per lo sviluppo di nuove motorizzazione verdi, molto richieste e che costituiscono un impulso alla congiuntura”, mentre Sarkozy ha annunciato di aver ottenuto il via libera al suo piano di incentivi. L’Italia, a quanto sembra, dovrebbe essere effettivamente prossima ad ottenere il nulla osta da Bruxelles, che inizialmente aveva espresso delle perplessità.