Bankitalia: “Grave rischio la mortalità delle imprese per
asfissia finanziaria”
“Una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un grave rischio per la nostra economia”. Questo il monito che giunge dal Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nelle sue Considerazione Finali, nel capitolo in cui si sofferma sulle difficoltà incontrate dalle imprese in questa fase di crisi. “Il passaggio dei prossimi mesi – ha sottolineato Draghi - sarà decisivo”. Secondo l’indagine svolta dalle filiali di Bankitalia, nell’occhio del ciclone, sono finite soprattutto le piccole imprese sotto i venti addetti, le più colpite dalla crisi economica. Nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500 mila, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle subfornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, “è – ha avvertito il Governatore - a volte a rischio la stessa sopravvivenza”. Come è emerso dall'indagine di Bankitalia, l’attesa di un forte calo del fatturato, più del 20% per molte imprese, e la grande incertezza circa la durata della crisi portano per l’anno in corso a un piano di riduzione degli investimenti del 12% nel complesso dell’industria e dei servizi, di oltre il 20% nella manifattura. “Valori eccezionali- ha osservato il Governatore - nel confronto storico”. “Un processo di ristrutturazione si era avviato in parti importanti del nostro sistema produttivo nella prima metà del decennio; prima della crisi se ne intravedevano già i frutti in termini di produttività e forza competitiva sui mercati esteri; questi tempi difficili lo mettono a repentaglio”. Secondo l'indagine di Bankitalia circa metà delle 65 mila imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti sono state coinvolte nel processo di ristrutturazione. Esse si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. “A un estremo, le aziende finanziariamente più solide presenti in questo gruppo, oggi attutiscono l’impatto dell'avversa congiuntura consolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non poche: la stima è quella di più di cinquemila con quasi un milione di addetti”. “Alcune- ha rilevato Draghi- sembrano proiettate a trarre vantaggio dalla crisi, in termini di posizionamento sul mercato”. “All’altro estremo- ha proseguito Draghi- vi sono imprese che, avendo deciso di accrescere la scala dimensionale, intensità tecnologica, apertura internazionale, si erano indebitate. Affrontano ora, con la crisi, il prosciugarsi dei flussi di cassa, l'irrigidirsi dell'offerta di credito bancario, la forte difficoltà ad accedere al mercato dei capitali; si tratta di almeno 6.000 aziende, che impiegano anch'esse quasi un milione di lavoratori”.