Gli imprenditori degli
stabilimenti balneari sono sul piede di guerra. Il Governo ha infatti impugnato
la legge regionale dell’Emilia Romagna che prevede l’estensione a 20 anni delle
concessioni in corso, perché i criteri di questa estensione sono stati oggetto
di una
procedura di infrazione da parte
della Commissione Europea.
“La messa in mora del Governo
risale al febbraio scorso - afferma Riccardo Borgo,
presidente del Sindacato
Italiano Balneari aderente a Confcommercio – e quindi ci
sorprende che il Governo stesso
nel mese di aprile abbia risposto alla Commissione europea garantendo la
modifica delle norme contestate, senza, invece, avere prioritariamente tentato
di confutare le tesi della Commissione stessa. Non si riesce a comprendere il
motivo per il quale, a seguito anche di un necessario confronto con le
organizzazioni del settore, il Governo non abbia avvertito la necessità di
individuare soluzione alternative ugualmente valide o, quanto meno,
confrontarsi con i rappresentanti delle categorie interessate per comunicare e
condividere una strategia finalizzata a tutelare il settore ed a porre un freno
ad uno stato di fibrillazione e di preoccupazione che rischia di travolgere la
serenità di migliaia di famiglie”.
“Ci sorprende - continua Borgo -
che un Governo che si è sempre dichiarato a fianco delle imprese, in modo
particolare di quelle piccole e medie, e che per bocca del suo presidente del
Consiglio ha più volte rimarcato il ruolo e l’importanza del
turismo, ne abbia poi oggi
abbandonate a se stesse circa 13.000. E ci sorprende che membri autorevoli del
Governo, come il ministro Tremonti, non abbiano trovato il tempo, dopo 'solo'
un paio d’anni di richieste, per concedere un incontro che avrebbe avuto il
solo scopo di illustrare le ragioni, giuste o meno che siano, di una categoria
economica. E ci sorprende che un
ministro di questo Governo come Michela Vittoria Brambilla
prima sottoscriva con tutte le
organizzazioni di categoria e le Regioni un
protocollo d’intesa che in
maniera equilibrata affronta ragionevolmente una serie di
esigenze e necessità del
settore, ma che poi tutto rimanga lettera morta per quasi un anno”.
“Siamo determinati – conclude il
presidente del Sib - a sostenere con tutte le nostre forze ogni iniziativa che,
come quella dell’Emilia Romagna, tenda a salvaguardare un patrimonio di
esperienza, di professionalità, di capacità di fare turismo rappresentato dalle
nostre imprese che svolgono questo ruolo da oltre cinquant'anni. Al Governo
chiediamo di invertire la rotta e di farsi carico con urgenza di una situazione
che, se
abbandonata a se stessa, rischia
di produrre gravissime conseguenze per il turismo
balneare, per migliaia di
famiglie, per l’Italia stessa”.