Nel 1997 l’Italia occupava il
primo posto in Europa per i consumi alimentari in casa. Dieci anni dopo è
quinta dietro Grecia, Cipro, Lituania e Malta. Nel convegno di apertura a
Rimini della 39/a Mostra internazionale dell’alimentazione (che ospita rassegne
parallele dedicate alla birra, all’olio e al vino) il centro studi della Fipe
ha reso nota la sua ultima indagine su 'I consumi alimentari degli italiani'.
Dallo studio emerge anche che è
rimasta invariata invece l’ottava posizione dell’Italia per i consumi fuori
casa. Per mangiare 'fuori', gli italiani spendono in media 1.100 euro a testa
all’anno nei circa 1,7 milioni di punti di somministrazione: 157mila bar,
100mila ristoranti, 3.500 discoteche, 7.800 stabilimenti balneari, 30mila
circoli, 8.500
agriturismi, 14mila pizzerie,
3.500 mense, 13mila panetterie, 20mila ambulanti, 7mila feste e sagre.
Ma gli addetti ai lavori vivono una stagione di forte sofferenza: in sette anni hanno chiuso 28mila imprese di ristorazione e 58mila bar e la produttività continua a scendere: nel 2000 il valore pro capite era di 29mila euro, oggi non arriva a 26mila. Inoltre dall’indagine Fipe risulta che sette consumatori su dieci eviteranno i consumi superflui e anche chi non è disposto a rinunciarvi (18-35 anni) spenderà di meno. E per 'superflui' intendono proprio i pasti fuori casa. Infine, i consumatori che non demordono chiedono 'prezzi più giusti' intesi come migliore rapporto qualità/prezzo e 'promozioni'.