Mini aiuti sugli assegni
familiari e per favorire gli affitti. E, sugli ammortizzatori sociali, una
norma quadro, senza l’indicazione dei fondi, ma finalizzata ad utilizzare per
la cassa integrazione alcuni finanziamenti europei ora indirizzati alle
Regioni. A Montecitorio sono arrivate in commissione Finanza e Bilancio le
modifiche al decreto anti-crisi: trentuno gli emendamenti elaborati dal Governo
con la maggioranza e presentati dai relatori del provvedimento. Le norme
affrontano i più importanti capitoli del dibattito sulla crisi. Ma le risorse
messe in campo sono ritagliate tutte all’interno degli importi già stanziati
dal decreto, oppure rinviano ad intese da raggiungere, come per le risorse da
destinare alla Cassa integrazione.
Nelle modifiche proposte dai
relatori non ci sono interventi sugli studi di settore e sul bonus familiare.
Si prevedono invece più stanziamenti per gli assegni familiari ma solo per le
risorse che rimarranno inutilizzate dalla norma che fissa un tetto ai mutui
variabili: la novità è però rappresentata dal fatto che gli assegni potranno
essere richiesti anche dai lavoratori autonomi, come proposto dalla Lega. Per
gli affitti arrivano poi 20 milioni di euro in più: alimenteranno il fondo di
sostegno, ma verranno tolti ad Equitalia, cioè alla società che riscuote le
tasse non pagate dagli evasori. Ma una modifica potrebbe essere in arrivo,
visto che la stessa copertura è utilizzata anche per finanziare eventi sportivi
da collegare con l'expo 2015.
Uno dei nodi affrontati è poi
quello degli ammortizzatori sociali. Ma non vengono fissati né dettagli di
utilizzo né risorse. Ci si limita ad una norma quadro che rinvia la definizione
delle risorse ad un decreto interministeriale dopo aver sentito l’Ue e
raggiunto un’intesa con le Regioni: le risorse sono infatti quelle che
Bruxelles destina sul territorio per la formazione continua, cioè per formare
nuovamente chi ha perso lavoro. In pratica si rinvia, sia per le modalità sia
per l’ammontare delle risorse.
Insieme ad alcune micro misure
(come quella che finanzia per 1 milione la ricerca oftamologica), sono previsti
anche ritocchi e integrazione alla norma che fissa un tetto ai mutui. In caso
di rinegoziazione dei mutui i notai dovranno dimezzare i loro onorari e le
banche non far pagare l’operazione, nemmeno in via indiretta. Il calo dei tassi
di interesse libererà poi risorse per gli enti locali: le potranno utilizzare
per finanziare investimenti, per estinguere i mutui o per pagare fornitori in
attesa da troppo tempo del pagamento. Diventa poi strutturale l’Iva di cassa,
prima prevista solo in via sperimentale, e arrivano alcune semplificazioni come
l’e-mail certificata per i cittadini che ne faranno richiesta (che potrà poi
sostituire le notifiche a mezzo posta). Arriva poi un ulteriore stop alla
richiesta di documenti inutili da parte delle amministrazioni.
Il decreto legge viene sfruttato anche per riorganizzare il mercato elettrico (con una riscrittura delle norme già previste nella prima stesura) e per cercare di far revocare lo sciopero convocato per martedì prossimo dai gestori di slot machine. Per questo cambia - e si riduce - il prelievo sugli 'apparecchi da intrattenimento'. L’aliquota massima del 13,4% scende al 12,6%. Ma, per chi aumenta la raccolta, sui maggiori importi è previsto un meccanismo di tassazione a scalare: in pratica sui maggiori incassi si pagano meno imposte, fino al “solo” 8% da applicare sulla quota raccolta che supera del 65% gli importi messi in cassa nel 2008. Vengono poi fissati i fondi per finanziare nel 2009 e 2010 il Coni (450 milioni) e l’Unire (130 milioni).