Draghi torna a sollecitare un
innalzamento dell’età pensionabile. Il Governatore della Banca d’Italia, da
sempre sostenitore dell’indispensabilità di una nuova riforma per garantire nel
tempo la sostenibilità del sistema previdenziale, ha riproposto il tema con
toni fermi: “per assicurare prestazioni di importo adeguato ad un numero
crescente di pensionati è indispensabile un aumento significativo dell’età
media effettiva di pensionamento”.
Parole che hanno subito
innescato una girandola di reazioni. A partire da quelle del ministro del
Lavoro, Maurizio Sacconi, convinto che sia “più che sufficiente” quello che è
stato già fatto, e dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, secondo il
quale “il sistema tiene”. Nettamente contrari, seppure con diverse declinazioni,
i sindacati.
Netta la Cgil. Le parole di
Draghi sono “inaccettabili, contraddittorie ed anche fuori dal tempo”, mentre
stiamo vivendo “il più grande periodo di crisi mai visto”, ha osservato il
segretario confederale Morena Piccinini. La Cisl invita a spostare l’attenzione
sul potere d’acquisto delle pensioni. “Il contrasto alla povertà deve essere
realizzato non solo attraverso interventi di natura assistenziale, ma anche
evitando che la progressiva perdita del potere di acquisto delle pensioni
determini una situazione non più sostenibile per milioni di pensionati”, ha
puntualizzato il segretario confederale Maurizio Petriccioli. La Uil indica al
Governatore una strada percorribile: “per elevare l’età media di pensionamento,
è utile continuare a lavorare sulla flessibilità e sulla libertà di scelta del
lavoratore, in coerenza con i principi della legge Dini”, ha suggerito il
segretario confederale Domenico Proietti.