Le cause della
moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola sono da imputare, nell’ordine,
a tutti i passaggi intermedi, ai ricarichi eccessivi applicati dalla
distribuzione e alle speculazioni. E’ quanto asserisce per l’ennesima volta, e
in poco tempo, Coldiretti. Questa volta in un’indagine presentata a Cernobbio.
E ovviamente senza tenere conto delle numerose smentite – con i fatti, più che
con le parole – di chi ogni volta viene chiamato in causa dall’organizzazione
degli agricoltori. Ovvero, in prima battuta, la distribuzione commerciale.
Il primo a replicare è stato
il presidente della Fida, Dino Abbascià. “Più che le indagini o i
sondaggi – ha detto - sarebbe opportuno far sapere a tutti i consumatori
italiani che le formule di vendita come l’acquisto diretto dal produttore
agricolo o i farmers market, oltre a configurarsi come una vera e propria forma
di concorrenza sleale sia rispetto all’equità fiscale che alle condizioni
igienico sanitarie, non mantengono nemmeno le promesse per cui sono nate e cioè
di attuare prezzi inferiori a quelli praticati dalla distribuzione. E questo è
ormai rilevato anche da autorevoli organi di informazione e dagli stessi
consumatori che hanno già smascherato il ‘bluff’”. “Speriamo che Coldiretti –
ha aggiunto Abbascià - la smetta di portare avanti la sua personale battaglia
contro il commercio italiano, additando presunti atteggiamenti speculativi da
parte della distribuzione, peraltro smentiti dai dati ufficiali
sull’inflazione, e si decida invece a collaborare e cooperare con tutti gli
attori della filiera per una maggiore efficienza e produttività”.
“Anziché accusare la grande
distribuzione, Coldiretti guardi in casa propria” è invece la risposta di Paolo
Barberini, presidente di Federdistribuzione, secondo il quale “ancora
una volta siamo di fronte a ingiustificabili e false affermazioni della
Coldiretti, che preferisce chiamare in causa la grande distribuzione per
nascondere la mancanza di efficienza del sistema agroalimentare italiano,
nonostante i rilevanti contributi europei, nazionali e regionali ricevuti ogni
anno”. “Gli operatori della GDO – ha proseguito Barberini - sono impegnati da
sempre nel mantenimento del potere d'acquisto dei consumatori. Nel mese di
agosto, spiega, a fronte del calo delle materie prime denunciato dagli
agricoltori, i prezzi al banco nei supermercati e ipermercati sono diminuiti
per la frutta dell’11% rispetto al 2008 e del 9,5% per la verdura. I dati
seguono il calo del 13,5% registrato a luglio per la frutta e quello del 7,4%
sempre a luglio per la verdura”.
“E’ inoltre singolare – ha
concluso il presidente di Federdistribuione - che mentre la GDO viene così
ripetutamente attaccata in ambito nazionale, a livello locale la Coldiretti
cerchi la collaborazione della stessa Distribuzione Moderna per favorire la
promozione del prodotto agricolo. Se questi atteggiamenti dovessero continuare
la GDO sarà costretta a cessare il dialogo finora sempre tenuto aperto in
ambito regionale”.
“Legare il prezzo del pane
al costo del grano è come pretendere di determinare il prezzo di un’auto
partendo dal solo prezzo del ferro”: lo ha affermato Claudio Conti, presidente
di Assipan, l’Associazione italiana Panificatori aderente a
Confcommercio, in replica ad un’altra analisi di Col diretti, questa volta sull’aumento
del prezzo del pane. Secondo l’organizzazione degli agricoltori, infatti, nel
settembre scorso il pane è aumentato dello 0,4% su base annua pur in presenza
di un prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori che è oggi molto più basso
di quello di 25 anni fa.
“Innanzitutto – ha ribattuto
Conti - noi non compriamo grano ma farina e, comunque, la sola materia prima ha
un’incidenza sul prezzo al consumo del pane di circa il 10-12%. Da Coldiretti
possiamo solo apprezzare l’invito ai consumatori a fare i loro acquisti
direttamente sui luoghi di produzione, ovvero presso gli oltre 20mila panifici
artigiani italiani, dove tutte le mattine è sempre possibile trovare prezzo e
qualità”.
“Quindi – ha concluso il
presidente di Assipan – piuttosto che innescare continui conflitti e inutili
allarmismi su presunti aumenti indiscriminati del prezzo del pane, Coldiretti
farebbe bene a mettere da parte, una volta per tutte, le sue demagogiche
campagne sindacali e ad informarsi direttamente dai produttori agricoli sulle
varie iniziative che panificatori e coltivatori realizzano insieme per dare
valore ai loro prodotti”.