Il fisco del futuro si dovrà
gradualmente spostare dall’imposizione sui redditi personali verso i consumi.
Solo così potrà essere garantito un sistema più equo, arginando il fenomeno
dell’evasione. La proposta che Confcommercio presenterà al tavolo annunciato
dal ministro dell’Economia per la riforma fiscale, riprende in parte le
osservazioni già avanzate da Giulio Tremonti. “Si sentiva la necessità di una
riforma strutturale del fisco, perché ormai il nostro sistema è abbastanza
datato”, ha afferma il responsabile della fiscalità d’impresa della
Confederazione, Antonio Vento, all’Adnkronos.
La prima cosa a cui dovrebbe
ispirarsi il processo di riforma “è la rimozione delle distorsioni insite nel
sistema attuale. Dovrebbe superare le sperequazioni e ispirarsi a una serie di
incentivi che promuovano e agevolino la produzione del reddito. Quindi prima di
tutto bisogna procedere alla riduzione della pressione fiscale”. E ci dovrebbe
essere uno “spostamento della tassazione dai redditi personali ai consumi, aumentando
la componente delle imposte indirette rispetto al prelievo personale”.
Altro pilastro della riforma è
costituito dalla semplificazione del sistema fiscale, “che si è sedimentato
attraverso una serie di modifiche e risente di un appesantimento degli adempimenti,
che va snellito”. Fondamentale, quindi, è proseguire sul fronte della
semplificazione: “molto è stato fatto – ha osservato Vento - in termini di
semplificazione e sistemi telematici, però gli adempimenti sono ancora molto
numerosi. E’ chiaro che dovremo cercare di ridurre la complessità”. Per le
imprese, in particolare, “c’è il caso aberrante dell’Irap. Ovviamente non si
può pensare di abolire l’imposta senza sostituirla perché finanzia il sistema
sanitario. Quindi non si può pensare alla sua soppressione senza qualcosa di
alternativo: questo deve portare al superamento delle storture che l’Irap
contiene, grava su imprese e serve a finanziare la spesa sanitaria. Dentro ci
sono delle distorsioni perché, ad esempio, pagano di più le imprese con più
manodopera”.
Nell’attuale sistema, secondo
Vento, l’elevata pressione fiscale “tende a scoraggiare la produzione del
reddito, nessuno si avventura a fare investimenti o aumentare la propria
produzione per un risultato esiguo. Una riforma illuminata deve puntare a
incentivare la produzione del reddito, non scoraggiare. Oggi chi paga le tasse
si deve privare di una percentuale molto elevata di reddito, questo fa il paio
con il contrasto e la riduzione delle aree di evasione ed elusione”. Per
contrastare l'evasione fiscale, secondo il responsabile della fiscalità
d’impresa della Confederazione, “occorre anche intervenire per ridurre le
aliquote. Può avere un effetto positivo sulla riduzione dell’evasione”. Quindi,
insieme ai sistemi di controllo che l’Amministrazione utilizza, ci deve essere
anche una riduzione della pressione che “porterebbe anche alla riduzione
dell’evasione. I controlli sono fondamentali, però va stroncata anche la
tendenza ad evadere in ragione del fatto della pressione elevata”.
La strada parallela da
percorrere per reperire risorse è la riqualificazione della spesa pubblica
attraverso una maggiore organizzazione ed efficienza. “E qui il federalismo può
essere un’opportunità perché dovrebbe vedere il coinvolgimento di tutti i
livelli istituzionali, chiamati a controllare la spesa pubblica”. Che ormai ha
raggiunto livelli insostenibili: “abbiamo il fardello del debito, che è il
terzo al mondo. Occorre la revisione del sistema fiscale perché altrimenti non
avremo né il rilancio dei consumi all’interno né saremo competitivi sul fronte
della domanda”, ha concluso Vento.