Più che una “operazione verità”,
come pomposamente era stata annunciata, Coldiretti ha prodotto l’ennesima
messinscena sul fronte dei prezzi. In occasione della giornata di mobilitazione
promossa dalle associazioni dei consumatori in Piazza Montecitorio a Roma, sono
letteralmente “volate” cifre un po’ a casaccio (si parla addirittura di rincari
del 1100% dal campo alla tavola…). Coldiretti, insomma, unica tra le
organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori, continua a seminare
demagogia e disinformazione sulla differenza di prezzi tra la produzione e il
consumo, all’insegna della parzialità e dell’assenza di scientificità.
“Le modalità di rilevazione dei
prezzi all’origine ed al consumo adottate da Coldiretti – sottolinea infatti
l’Ufficio Studi di Confcommercio - non sono omogenee in termini di prodotto e
di prezzo osservato”. Per l’origine, ad esempio, non si considerano le imposte
ed i costi del trasporto, normalmente inclusi nel prezzo praticato al
consumatore finale: risulta, quindi, privo di reale significato il concetto che
dal campo alla tavola il prezzo viene moltiplicato. “E’ bene poi ricordare –
continua Confcommercio - che su un 1 euro speso per consumi solo 9 centesimi
vanno alla distribuzione. E’ questo, infatti, l’utile al netto degli oneri
sostenuti per elettricità, combustibili, trasporto, imposte indirette e tante
altre voci di costo vivo per il settore commerciale”. Senza dimenticare, ma questo Coldiretti si guarda bene dal
ricordarlo ogni volta che lamenta le difficoltà delle sue imprese o lancia
accuse di presunte speculazioni sui prezzi, che il reddito degli agricoltori è
già integrato a monte da ingenti sussidi pubblici al settore. Si parla di 125 miliardi di euro tra il 1999 e
il 2006, non di bruscolini.