“I gestori degli impianti di distribuzione carburanti sono stati costretti a scendere in sciopero per due ordini di ragioni: da una parte, che riguarda sostanzialmente il Governo, per la mancata copertura finanziaria del bonus fiscale spettante alla categoria per il fatto che essa riscuote, a suo rischio, per conto dell’Erario statale quel 60-65 % di imposte che grava sul prezzo dei carburanti; dall’altra, che riguarda le aziende petrolifere, per ottenere il rispetto dei comportamenti commerciali, dei contratti e dei contenuti economici che regolano il loro rapporto con l’industria petrolifera, rispetto che, dalle medesime aziende viene, invece, da tempo sistematicamente eluso con grave pregiudizio delle piccole imprese dei gestori”. Lo hanno ribadito in un comunicato unitario le tre organizzazioni di categoria, Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio che hanno indetto lo sciopero dell’8 e 9 luglio.
“Su questa complessa
vertenza che ha visto una risposta unitaria e compatta dei gestori sul territorio
nazionale – continuano Faib, Fenica e Figisc - l’interessamento del Governo ha
riguardato la questione del bonus fiscale, rispetto alla quale, tuttavia, si
registrano dichiarazioni di buona volontà che dovranno essere verificate sul
piano di concreti interventi finanziari e normativi, mentre il tentativo di
moral suasion sul fronte del rapporto con le aziende petrolifere non ha
prodotto effetti di sorta. La gran parte della vertenza incentrata sul
protocollo sottoscritto con il ministro rimane irrisolta, mentre l’esito di
alcuni nodi rimane comunque incerto. Ragioni più che sufficienti per non aver
potuto accedere ad una revoca dello sciopero come richiesto dal ministro”.
Le organizzazioni di
rappresentanza dei gestori sottolineano infine che la vertenza,
in particolare con l’industria petrolifera, “rimane integralmente aperta e che,
in assenza di inequivocabili e più che solleciti segnali di inversione di
tendenza, fin dalle prossime settimane saranno poste in cantiere nuove
iniziative di mobilitazione, nonché la reiterazione della chiusura degli
impianti”.