“Se il 2009 è stato l’anno della
cassa integrazione con cui abbiamo cercato di far sopravvivere quanto più le
imprese e i posti di lavoro, il 2010 sarà l’anno in cui si manifesteranno le
scelte della riorganizzazione aziendale e dunque lo strumento simbolo sarà la
formazione e, più in generale, l’investimento nell’apprendimento delle
persone”. Così il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, ha parlato
delle sfide che attendono il mercato del lavoro. La crisi economica in atto, ha
aggiunto, ha caratteristiche diverse dal passato che potrebbero portare al
“riposizionamento delle aree geoeconomiche e alla capacità di sviluppare quanto
più la capacità di internazionalizzazione”.
Alla vigilia del tavolo con le
parti sociali e Regioni proprio sulla formazione in programma a Palazzo Chigi,
Sacconi ha ribadito che “dobbiamo garantire in ogni caso una risposta
all’inattività”. Una risposta che può essere proprio “un’attività di
apprendimento –ha suggerito il ministro - intesa non come mero parcheggio, ma
come strumento efficace per affrontare la fase complessa che è di fronte a
noi”.
Sacconi ha stigmatizzato, poi,
“la patologia tutta italiana del sistema formativo, quella generazione da
cinque e mezzo, di giovani che si laureano tardi a circa 28 anni, con percorsi
fragili e che non trovano lavoro”. “Con Marco Biagi – ha quindi ricordato il
ministro - parlavamo molto di quanto questi giovani deboli, senza alcuna
esperienza formativa di lavoro, arrivino al lavoro stesso in condizioni tali da
essere rifiutati dalle.
Per Sacconi, dunque, è arrivata l’ora di mettere in discussione “quel disadattamento scolastico fortemente presente nel nostro sistema e che anche l’Europa, tramite il Cedefp, ci chiede di cambiare riposizionando al 2020 le alte professionalità. Attualmente il 30% del nostro mercato del lavoro è fatto di basse qualifiche, e anche in quelle cosiddette alte tendiamo a inserirci profili del disadattamento scolastico”.