Servizi pubblici locali: le
imprese chiedono efficienza e attenzione al territorio
La grande maggioranza
delle imprese (81,1%), anche quelle di piccole e medie dimensioni, chiede
un’offerta di servizi pubblici locali che corrisponda alle caratteristiche produttive
del territorio perché esiste un legame molto significativo fra qualità dei
servizi, efficienza interna delle imprese e competitività sul mercato. Le
famiglie, dal canto loro, sono portatrici di una cultura “tariffa-centrica”:
per il 51,9% l’economicità delle tariffe è l’elemento decisivo nella scelta
dell’operatore, e il 55,7% apprezza l’apertura alla concorrenza nella
convinzione che porterà a un miglioramento della qualità dei servizi a prezzi
più bassi. Sono alcuni dei principali risultati della ricerca “La crisi, il
mercato, i servizi pubblici. La situazione e le opinioni di imprese, famiglie e
istituzioni”, realizzata dal Censis per conto di Confservizi e presentata a
Roma presso il Palazzo delle Esposizioni. Il presidente del Censis, Giuseppe De
Rita, introducendo l’indagine, ha sottolineato che il dato che emerge sopre
gli altri è “la mancanza di un segmento intermedio di aziende che faccia la
sintesi tra le grandi realtà che tendono alla privatizzazione e alla
finanziarizzazione e le piccole imprese legate indissolubilmente alla realtà
pubblica e locale”. “Comunque il
dato di fondo è che la partita si gioca sul territorio – ha detto De Rita- ed è
quindi necessario regolamentare il settore partendo dai soggetti in campo
piuttosto che fare leggi generaliste che alla fine non riescono a cogliere la
particolarità e le esigenze delle imprese che operano in ambiti territoriali
differenti”.
Entrando nel
dettaglio dello studio, si scopre che la soddisfazione per i servizi si
presenta piuttosto differenziata. Per il 56,3% delle imprese la qualità è
inferiore alle aspettative, valore che scende al 48% tra le famiglie. Per le
imprese, i concetti chiave cui si lega la domanda di servizi pubblici locali
sono il territorio e l’aziendalizzazione; per le famiglie sono le tariffe e i
processi di liberalizzazione e apertura alla concorrenza, da cui può derivare
una diminuzione dei prezzi. Nella percezione delle imprese e delle famiglie le pubblic
utilities hanno accresciuto la capacità di investimento finanziario e
tecnico e hanno rimodulato le loro priorità: a quelle di un tempo (creare
occupazione e consenso a livello locale) si sono sostituiti l’orientamento al
cliente e l’adozione di strumenti di progettazione e verifica della qualità dei
servizi erogati. Ma appare ancora netta la distanza fra le grandi imprese di
servizi pubblici, concentrate sull’acquisizione di livelli crescenti di
efficienza e sull’arbitraggio dei fattori finanziari, e le aziende di
dimensioni inferiori, maggiormente identificate con il territorio e concentrate
sulla valorizzazione dell’impatto sociale delle loro attività.
Sul piano
territoriale, infine, troviamo un Sud che vorrebbe ancora mantenere la
coincidenza fra proprietà e gestione dei servizi pubblici, per assicurare il
mantenimento del consenso, e un Nord che spinge verso modelli di impresa di
tipo manageriale, perché è sempre più forte la consapevolezza del ruolo giocato
dai servizi pubblici per accrescere la competitività dei territori.