Tornare a un meridionalismo strategico che consideri il Sud non un problema locale o, meglio ancora, un problema di 'localismi', ma una vera e propria “questione nazionale”. Nel convegno organizzato dai gruppi parlamentari a Bari, il Pdl ha così sottolineato che nel Mezzogiorno “occorre cambiare passo”, “occorre superare le antiche pretese assistenziali”. Il Sud, insomma, deve “camminare sulle proprie gambe”, anche perché i soldi ci sono ma - secondo il Pdl - o non vengono spesi o vengono spesi male.
Su questo si sono dichiarati
tutti d’accordo: i ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi, dei rapporti con le
Regioni, Raffaele Fitto, dei rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Su questa
linea, i presidenti dei gruppi del Pdl al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri
e Fabrizio Cicchitto.
Per il presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia “è importante concentrare i fondi su pochi
grandi temi” che sono sicuramente le infrastrutture, la sicurezza, la
formazione. Quindi sì a una cabina di regia, che però “non disperda i
finanziamenti, com’è accaduto in passato” e sì alla Banca del Sud “a patto che
non sia pubblica, ma sia a maggioranza privata”. Favorevole alla creazione
della Banca del Sud anche il presidente dell’Abi, Corrado Faissola perché “può
essere una leva interessante per favorire l’economia e uno strumento di stimolo
per il territorio”, ma, ha avvertito, “è da evitare nella maniera più assoluta
che si riproducano situazioni che hanno portato al salvataggio e ad interventi
importanti”.
Per i segretari di Uil, Luigi Angeletti, e Cisl, Raffaele Bonanni, e per il segretario generale Ugl, Renata Polverini, la strada da percorrere è ancora lunga e difficile: ma parlare di Mezzogiorno nel Mezzogiorno è sicuramente già un passo importante.