“Una norma per proteggere le
aziende sanitarie che non rispettano i tempi di pagamento delle aziende
fornitrici di servizi, in evidente contrasto con le disposizioni comunitarie in
materia e che rischia di rendere ancora più drammatiche le condizioni delle
numerose aziende che già vantano nei confronti della P.A. circa 49 miliardi di euro di crediti per quanto
concerne il solo SSN”. E’ la denuncia del TAIIS, Tavolo Interassociativo
Imprese di Servizi, relativa al comma 79 del “maxiemendamento” alla Legge Finanziaria
per il 2010 che stabilisce l’impossibilità di promuovere e attuare per 12 mesi
azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere
delle Regioni che abbiano sottoscritto piani di rientro dal disavanzo.
“Ci siamo già rivolti alla
Commissione Europea”, dichiarano i rappresentanti del Taiis, “affinché faccia
presente tempestivamente alle istituzioni italiane la probabilità che questa
disposizione, se approvata, produrrà l’apertura di una procedura di infrazione
nei confronti dello Stato italiano”.
La disposizione stabilisce, tra l’altro, che i relativi debiti insoluti della P.A. producano nei dodici mesi solo gli interessi legali, fatti salvi gli eventuali accordi tra le parti che prevedano tassi di interesse inferiori. La norma risulta in evidente contrasto con le disposizioni comunitarie in materia di ritardo nei pagamenti (direttiva n. 35/2000) sia per quanto riguarda le disposizioni sugli interessi, sia per quanto riguarda la procedura di recupero dei crediti; viola inoltre i principi di par condicio concorrenziale, in quanto penalizza specificatamente le aziende fornitrici del sistema sanitario in alcuni ambiti regionali rispetto agli altri creditori della P.A..
Una disposizione che, rilevano al TAIIS, la Magistratura avrebbe il potere/dovere di disapplicare, in quanto in contrasto con norme comunitarie di rango superiore, con conseguente determinarsi di ulteriori contenziosi e di incertezze applicative.