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|
|
Rapporto FederSicurezza-Confcommercio
2009:
un Dna in
evoluzione
Roma, 8 luglio 2009
I
dati riportati in tabella riguardano il numero delle imprese e dei dipendenti,
con le relative suddivisioni regionali e macroregionali.
|
REGIONE |
N° Imprese (2006) |
N° Imprese (2007) |
variazione (%) |
N° Dipendenti (2007) |
Dipendenti (2008) |
Variazione (%) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Abruzzo |
28 |
25 |
-10,71% |
677 |
545 |
-19,50% |
|
Basilicata |
13 |
13 |
- |
704 |
718 |
1,99% |
|
Calabria |
28 |
25 |
-10,71% |
943 |
999 |
5,94% |
|
Campania |
102 |
103 |
0,98% |
5.705 |
5.842 |
2,40% |
|
Emilia
Romagna |
63 |
61 |
-3,17% |
3.727 |
5.485 |
47,17% |
|
Friuli
Venezia Giulia |
21 |
19 |
-9,52% |
593 |
705 |
18,89% |
|
Lazio
|
124 |
120 |
-3,23% |
8.066 |
6.690 |
-17,06% |
|
Liguria
|
27 |
25 |
-7,41% |
1.421 |
1.023 |
-28,01% |
|
Lombardia |
154 |
158 |
2,60% |
8.191 |
8.442 |
3,06% |
|
Marche |
17 |
19 |
11,76% |
481 |
411 |
-14,55% |
|
Molise |
4 |
3 |
-25,00% |
139 |
176 |
26,62% |
|
Piemonte
- Valle d'Aosta |
47 |
42 |
-10,64% |
1.917 |
1.807 |
-5,74% |
|
Puglia |
107 |
111 |
3,74% |
3.630 |
3.717 |
2,40% |
|
Sardegna |
35 |
35 |
- |
2.290 |
2.531 |
10,52% |
|
Sicilia |
70 |
67 |
-4,29% |
4.293 |
4.491 |
4,61% |
|
Toscana |
49 |
52 |
6,12% |
3.257 |
2.787 |
-14,43% |
|
Trentino
Alto Adige |
9 |
9 |
- |
250 |
336 |
34,40% |
|
Umbria
|
14 |
12 |
-14,29% |
580 |
534 |
-7,93% |
|
Veneto |
53 |
55 |
3,77% |
2.302 |
1.800 |
-21,81% |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
NORD
|
374 |
369 |
-1,34% |
18.401 |
19.598 |
6,51% |
|
CENTRO
|
236 |
231 |
-2,12% |
13.200 |
11.143 |
-15,58% |
|
SUD |
355 |
354 |
-0,28% |
17.565 |
18.298 |
4,17% |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
TOTALE |
965 |
954 |
-1,14% |
49.166 |
49.039 |
-0,26% |
Il numero di imprese (954
nel 2007 rispetto a 965 nel 2006) e di dipendenti (49.039 nel 2008 contro
49.166 del 2007) è in leggera flessione, e questo nonostante la sicurezza continui a rappresentare
un’emergenza sociale.
Sul numero di dipendenti (il numero medio di
addetti per impresa è di 51) esistono scostamenti importanti nelle suddivisioni
per regione e macroregione. Ciò è in buona parte dovuto al processo di
riorganizzazione in atto, soprattutto da parte delle imprese di maggiori
dimensioni, e che comprende operazioni di fusione e accorpamento che “spostano”
dipendenti da una regione/macroregione ad un’altra. Questa tendenza è destinata
a proseguire nei prossimi anni.
Sul
fronte del fatturato c’è da registrare un piccolo incremento – 50 milioni di
euro, pari ad un + 2% rispetto all’anno precedente - che porta il totale 2007 a
2 miliardi e 450 milioni di euro (contro i 2,4 miliardi del 2006), con una
media per impresa pari a circa 2milioni e 540mila euro e per addetto di circa
50.000 euro.
I grafici mostrano rispettivamente la suddivisione
percentuale per forma societaria, classe di fatturato e di addetti.




Tra
le varie forme societarie, è netta la predominanza delle società a
responsabilità limitata (72%), a riprova della modesta dimensione media delle
imprese del settore, mentre le società per azioni rappresentano solo il 5%.
Circa
i due terzi delle imprese che operano nel settore hanno un fatturato che
oscilla da 250mila a 1 milione di euro (31%) e da 1milione a 5 milioni di euro
(33%).


Esaminando la redditività delle imprese, quelle che nel
2007 hanno chiuso con un bilancio in perdita sono pari al 49%, (nel 2006
raggiungevano il 47%). In questo senso si impone con urgenza un intervento
legislativo che alleggerisca il peso fiscale, dovuto soprattutto all’IRAP, che
grava sulle imprese del settore.
Alla luce del
particolare momento storico che attraversa questo settore e della sfavorevole
congiuntura economica internazionale, è utile fornire alcune proiezioni sulle
evoluzioni in atto.
In sintesi, le nuove normative su licenze e tariffe
stanno consentendo una rilevante riduzione dei costi di struttura per i gruppi
maggiori che hanno più di una centrale operativa, e allo stesso tempo un
aumento della concorrenza sulle tariffe, principalmente sul piantonamento.
Inoltre, la recessione improvvisa e acuta ha una
serie di effetti strutturali. Certamente sui prezzi, sui volumi dei servizi e
sul capitale circolante. Esiste, però, anche una maggiore difficoltà di ottimizzare
le risorse umane utilizzando il naturale turnover e altri elementi di
flessibilità tipici del settore e del lavoro notturno in generale. Questo crea
una pericolosa rigidità della forza lavoro in un settore già molto penalizzato
da IRAP e TFR. Il rischio è che non potendo adattare in continuazione la forza
lavoro alla consistenza dei contratti, il settore debba ridurre drasticamente
il livello di occupazione assoluto, fatti salvi auspicabili interventi
normativi soprattutto su trasferibilità della mano d'opera insieme agli
appalti.
La
creazione di sinergie industriali, comprese operazioni di cessioni o fusioni è
il prevedibile sbocco di un settore che finora è stato troppo frammentato
perché troppo regolamentato.
Non
è sicuramente l’Italia il paese più popoloso né il più grande per estensione
territoriale in Europa, ma può vantare senza troppa concorrenza il primato per
ciò che riguarda il numero di effettivi delle forze dell’ordine. Stessa cosa
potremmo dire del rapporto (inferiore solo alla Bulgaria ed alla Spagna) tra
queste ultime e il numero di abitanti, se al novero delle forze di Polizia, dei
Carabinieri e della Guardia di Finanza aggiungessimo anche la Polizia
municipale che, come parte integrante del nostro sistema di sicurezza,
innalzerebbe il computo di oltre un quarto. All’altro capo di questa
particolare classifica troviamo i paesi scandinavi che, in considerazione di un
rapporto equilibrato con il numero di operatori privati (fra lo 0,68 e l’
1,33), dimostrano che ogni aspetto della sicurezza è condizionato fortemente
dall'ambito culturale di riferimento.
Di
contro, in Italia, il sistema integrato di sicurezza nazionale può contare su
un esiguo numero di guardie giurate (49166), ultimo in Europa se messo in
relazione al numero di abitanti. Non stupisce, quindi, che il rapporto fra
agenti di sicurezza privata e forze dell’ordine sia in Italia di 1 a 6,31, il
più basso in Europa e ben distante dalla media di 1 a 1,22. E’ interessante
notare come in ben 11 dei Paesi esaminati, eterogenei per cultura e posizione
geografica, il numero delle
guardie private superi quello delle forze dell’ordine; unico elemento di
continuità a riguardo è rappresentato dai paesi cosiddetti ex-sovietici, probabilmente
trovatisi a dover riassorbire tramite l’iniziativa privata le fuoriuscite di
quel sistema fortemente statalista che li ha caratterizzati fino ai primi anni
’90.
Sebbene
il settore della vigilanza privata possa contare in Italia su un mercato
quantomeno ristretto, probabilmente chiuso dalle ampie garanzie fornite dallo
Stato in materia di sicurezza, le
imprese italiane garantiscono un fatturato che supera del doppio la media
europea e si assestano al 4°posto per produttività degli addetti (calcolato sul
fatturato del mercato).
La
cartina seguente mette in luce alcuni importanti aspetti per quello che
riguarda il fabbisogno formativo che gli operatori degli istituti di vigilanza
in Europa sono chiamati a soddisfare per ottenere l’abilitazione alla fornitura
dei servizi svolti. E’ facile notare come i requisiti minori in termini di
monte ore formativo corrispondano perlopiù ai paesi in cui la normativa in
materia vieta l’utilizzo di armi da fuoco, sicuramente argomento a favore di
chi insista sull’arma come strumento di qualificazione del servizio. Sono solo
due i Paesi (Francia e Grecia) che autorizzano l’utilizzo di armi da fuoco a
scopo deterrente esclusivamente per i servizi di trasporto valori. Sono,
invece, ancora molti i Paesi in cui manca del tutto una normativa precisa in
materia di formazione o dove la
definizione dei contenuti e della durata della formazione viene affidata
direttamente alle associazioni di settore. Una tendenza ormai diffusa è quella
che ritiene gli istituti di vigilanza non in grado di soddisfare direttamente
il fabbisogno formativo degli operatori e prevede che questi si debbano
avvalere di istituti di formazione indipendenti per garantire un certo
controllo sui livelli di qualità e di durata.

|
Stati membri CoESS |
Popolazione |
Forze dell'ordine |
Popolazione/Forze dell'ordine |
Numero di compagnie |
GPG |
GPG per compagnia |
Popolazione/GPG |
Forze dell'ordine/GPG |
Fatturato del mercato* |
Fatturato per addetto* |
Fatturato per compagnia* |
|||||||||
|
Austria |
8.316.487 |
20.000 |
415,8 |
200 |
10.000 |
50,0 |
831,6 |
2,00 |
212.000 |
21,2 |
1.060,0 |
|||||||||
|
Belgio |
10.403.951 |
39.000 |
266,8 |
196 |
12.673 |
64,7 |
821,0 |
3,08 |
556.000 |
43,9 |
2.836,7 |
|||||||||
|
Bosnia |
4.590.310 |
|
|
41 |
2.000 |
48,8 |
2.295,2 |
|
|
|
|
|||||||||
|
Bulgaria |
7.262.675 |
47.000 |
154,5 |
1.029 |
58.700 |
57,0 |
123,7 |
0,80 |
224.500 |
3,8 |
218,2 |
|||||||||
|
Cipro |
792.604 |
3.000 |
264,2 |
60 |
1.700 |
28,3 |
466,2 |
1,76 |
25.000 |
14,7 |
416,7 |
|||||||||
|
Crozia |
4.491.543 |
19.000 |
236,4 |
246 |
16.000 |
65,0 |
280,7 |
1,19 |
160.000 |
10,0 |
650,4 |
|||||||||
|
Danimarca |
5.475.791 |
14.000 |
391,1 |
338 |
5.250 |
15,5 |
1.043,0 |
2,67 |
250.000 |
47,6 |
739,6 |
|||||||||
|
Estonia |
1.342.409 |
3.200 |
419,5 |
242 |
6.000 |
24,8 |
223,7 |
0,53 |
128.205 |
21,4 |
529,8 |
|||||||||
|
Finlandia |
5.244.749 |
7.500 |
699,3 |
200 |
10.000 |
50,0 |
524,5 |
0,75 |
|
|
|
|||||||||
|
Francia |
64.057.790 |
250.000 |
256,2 |
4.800 |
150.000 |
31,3 |
427,1 |
1,67 |
4.380.000 |
29,2 |
912,5 |
|||||||||
|
Germania |
82.369.548 |
250.000 |
329,5 |
3.500 |
173.000 |
49,4 |
476,1 |
1,45 |
4.350.000 |
25,1 |
1.242,9 |
|||||||||
|
Grecia |
10.722.816 |
50.000 |
214,5 |
1.000 |
30.000 |
30,0 |
357,4 |
1,67 |
275.000 |
9,2 |
275,0 |
|||||||||
|
Irlanda |
4.329.925 |
12.265 |
353,0 |
840 |
10.500 |
12,5 |
412,4 |
1,17 |
|
|
|
|||||||||
|
Italia |
59.131.287 |
310.000 |
190,7 |
965 |
49.166 |
50,9 |
1.202,7 |
6,31 |
2.400.000 |
48,8 |
2.487,0 |
|||||||||
|
Lettonia |
2.286.700 |
10.600 |
215,7 |
300 |
5.500 |
18,3 |
415,8 |
1,93 |
|
|
|
|||||||||
|
Lituania |
3.565.205 |
20.000 |
178,3 |
67 |
10.000 |
149,3 |
356,5 |
2,00 |
|
|
|
|||||||||
|
Lussemburgo |
472.649 |
1.573 |
300,5 |
10 |
2.200 |
220,0 |
214,8 |
0,72 |
|
|
|
|||||||||
|
Macedonia |
2.061.315 |
|
|
152 |
5.600 |
36,8 |
368,1 |
|
|
|
|
|||||||||
|
Malta |
410.209 |
1.904 |
215,4 |
6 |
1.600 |
266,7 |
256,4 |
1,19 |
|
|
|
|||||||||
|
Norvegia |
4.644.457 |
8.185 |
567,4 |
257 |
12.000 |
46,7 |
387,0 |
0,68 |
913.510 |
76,1 |
3.554,5 |
|||||||||
|
Olanda |
16.645.313 |
49.000 |
339,7 |
320 |
33.158 |
103,6 |
502,0 |
1,48 |
1.300.000 |
39,2 |
4.062,5 |
|||||||||
|
Polonia |
38.626.349 |
100.000 |
386,3 |
3.600 |
165.000 |
45,8 |
234,1 |
0,61 |
1.000.000 |
6,1 |
277,8 |
|||||||||
|
Portogallo |
10.676.910 |
46.000 |
232,1 |
113 |
28.000 |
247,8 |
381,3 |
1,64 |
677.000 |
24,2 |
5.991,2 |
|||||||||
|
Regno Unito |
60.943.912 |
141.398 |
431,0 |
1.500 |
250.000 |
166,7 |
243,8 |
0,57 |
3.489.349 |
14,0 |
2.326,2 |
|||||||||
|
Rep. Ceca |
10.220.911 |
46.000 |
222,2 |
5.629 |
51.542 |
9,2 |
198,3 |
0,89 |
|
|
|
|||||||||
|
Romania |
22.246.862 |
55.000 |
404,5 |
1.099 |
92.000 |
83,7 |
241,8 |
0,60 |
40.322 |
0,4 |
36,7 |
|||||||||
|
Serbia |
10.150.265 |
34.000 |
298,5 |
158 |
28.000 |
177,2 |
362,5 |
1,21 |
|
|
|
|||||||||
|
Slovacchia |
5.455.407 |
21.500 |
253,7 |
1.730 |
17.200 |
9,9 |
317,2 |
1,25 |
|
|
|
|||||||||
|
Slovenia |
2.077.070 |
7.500 |
276,9 |
100 |
4.500 |
45,0 |
461,6 |
1,67 |
1.300 |
0,3 |
13,0 |
|||||||||
|
Spagna |
40.491.052 |
223.000 |
181,6 |
1.219 |
83.000 |
68,1 |
487,8 |
2,69 |
3.579.000 |
43,1 |
2.936,0 |
|||||||||
|
Svezia |
9.045.389 |
18.000 |
502,5 |
250 |
13.500 |
54,0 |
670,0 |
1,33 |
700.000 |
51,9 |
2.800,0 |
|||||||||
|
Svizzera |
7.581.520 |
16.000 |
473,8 |
464 |
8.617 |
18,6 |
879,8 |
1,86 |
447.050 |
51,9 |
963,5 |
|||||||||
|
Turchia |
71.892.807 |
145.000 |
495,8 |
937 |
218.660 |
233,4 |
328,8 |
0,66 |
2.000.000 |
9,1 |
2.134,5 |
|||||||||
|
Ungheria |
10.076.581 |
40.000 |
251,9 |
11.304 |
80.000 |
7,1 |
126,0 |
0,50 |
550.000 |
6,9 |
48,7 |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||
|
TOTALE |
598.102.768 |
2.009.625 |
|
42.872 |
1.645.066 |
|
|
|
27.658.236 |
|
|
|||||||||
|
MEDIA |
17.591.258 |
62.801 |
297,6 |
1.261 |
48.384 |
38 |
363,6 |
1,22 |
1.202.532 |
16,8 |
645,1 |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||
|
*i valori sono
espressi in migliaia di € |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||||
Lo
studio A.N.S.SA.T - FederSicurezza
E’
stata esaminata l’attività di circa 800 veicoli che nell’ultimo quadriennio
hanno trasportato merce di analoga tipologia e effettuato percorsi omogenei sul
territorio italiano. Ciò per fornire un quadro dell’importanza, per la
sicurezza dei trasporti, dell’adozione di sistemi di radiolocalizzazione su
veicoli pesanti. La comparazione avviene confrontando i viaggi tra un 50% circa
di veicoli con sistema di sicurezza professionale e il 50% circa di veicoli
senza alcun sistema di sicurezza.
Nel corso degli ultimi anni l’attività di controllo
su mezzi mobili svolta dagli associati Anssat ha prodotto un risparmio per
furti e rapine sventate di circa 55 milioni di euro annui per le compagnie di
assicurazione, per i privati, per le imprese di autotrasporti e per i
committenti di trasporto mediamente
Questo grafico
rappresenta il numero globale degli eventi occorsi a veicoli dotati e non
dotati di sistema di radiolocalizazione satellitare. Nel 2008 si è registrata
una notevole riduzione degli eventi dovuta ad una sempre maggiore azione di
contrasto sia per l’organizzazione della sicurezza dei trasporti ma anche per
le azioni attuate dalle forze di Polizia che spesso, grazie all’ausilio dei
dati forniti dai sistemi di controllo, hanno potuto porre in essere importanti
attività di repressione del fenomeno.
Grafico
2 – EVENTI NEL PERIODO 2005 – 2008
In questo grafico vengono
rappresentati gli eventi per tipologia. La maggior parte degli eventi avviene
su veicoli non dotati di sistema di radiolocalizzazione satellitare. In
particolar modo si può osservare l’elevato numero di mezzi che hanno subito il
furto totale della merce. Per quanto attiene il furto parziale è da
sottolineare come l’entità della merce parzialmente sottratta sia diversa. In
ipotesi di veicolo dotato di sistema di radiolocalizzazione satellitare la merce
sottratta è poca cosa (qualche pacco) in quanto l’attivazione dei sistemi
acustici reca disturbo
all’attività dei malavitosi mentre in veicoli senza sistemi di sicurezza il
danno è maggiore. Le rapine effettuate sono quattro, mentre una risulta
solamente tentata grazie alla bravura del conducente che con il suo
comportamento è riuscito a sventarla. Il furto del mezzo è avvenuto in
un’officina, mentre era in manutenzione, ma la presenza del sistema ne ha
consentito il recupero.
In
questo grafico viene rappresentata, in percentuale, la tipologia di evento a cui sono stati soggetti i veicoli
dotati di sistema di radiolocalizzazione satellitare. Nell’86% il danno è stato
evitato totalmente (80%) o parzialmente (6%) grazie alla presenza e al
funzionamento del sistema di radiolocalizzazione satellitare. Solo nel 12% dei
casi (furto totale 8% e rapina 4%)
vi è stato il danno completo. Analizzando questi casi uno per uno, si evidenzia
che ciò è avvenuto per inosservanza da parte dell’autista delle disposizione
impartite, di cui la più frequente è risultata la sosta in aree non sicure.
SU VEICOLI SENZA SISTEMA
SATELLITARE
In
questo grafico si evidenzia come in caso di evento vi è sempre un anno
economico. Nel 53% dei casi vi è un evento importante con il furto totale e nel
47% dei casi un danno parziale. In quest’ultima ipotesi, il danno parziale è di
entità maggiore rispetto all’analogo danno parziale patito dai veicoli dotati
di sistema di radiolocalizzazione satellitare.
Ricerca Anisi - Federsicurezza: analisi sulle imprese di facility management o
servizi integrati
L’analisi sulle imprese di facility management (o
servizi integrati) del comparto sicurezza privata rappresenta il primo
tentativo di quantificazione di un fenomeno in costante crescita.
In tabella 1 sono riportati dati di
diversa natura. La prima colonna è
dedicata alle imprese che effettuano, come attività prevalente, un servizio
specifico, ad esempio di pulizia, a cui si integrano il servizio di custodia e
guardiania. Dai dati in possesso, si può concludere che in media il servizio di
custodia e guardiania pesa, sulle aziende in questione, per una percentuale che
oscilla tra il 5% e il 10%. Applicando una stima intermedia (8%) ai dati INPS
(2005) per gli addetti in imprese di pulizia, più spesso coinvolte in attività
di facility management, si può stimare che per questo tipo di imprese il
servizio di custodia e guardiania coinvolga circa 30mila addetti. Nella seconda
e nella terza colonna si riportano
il numero degli addetti in imprese che espletano servizi integrati generici,
anche se prevalentemente di custodia e guardiania. Nella quarta colonna si
trova il totale degli addetti e la quinta colonna è dedicata al numero delle
imprese coinvolte.
REGIONI |
Addetti in aziende
con attività prevalenti specifiche. |
addetti in aziende
con Servizi Integrati generici. |
addetti in aziende
Custodia e guardiania |
Addetti totale |
Imprese coinvolte |
|
|
|
|
|
|
|
|
PIEMONTE |
- |
79 |
1903 |
1982 |
86 |
|
VALLE D'AOSTA |
- |
- |
14 |
14 |
3 |
|
LOMBARDIA |
- |
161 |
8191 |
8352 |
291 |
|
TRENTINO-ALTO ADIGE |
- |
- |
250 |
250 |
14 |
|
VENETO |
- |
22 |
2302 |
2324 |
84 |
|
FRIULI VENEZIA GIULIA |
- |
- |
593 |
593 |
31 |
|
LIGURIA |
- |
2 |
1421 |
1423 |
47 |
|
EMILIA-ROMAGNA |
- |
36 |
2363 |
2399 |
95 |
|
NORD |
- |
300 |
17037 |
17337 |
651 |
|
TOSCANA |
- |
61 |
3257 |
3318 |
98 |
|
UMBRIA |
- |
- |
342 |
342 |
21 |
|
MARCHE |
- |
1 |
481 |
482 |
27 |
|
LAZIO |
- |
395 |
8066 |
8461 |
191 |
|
CENTRO |
- |
457 |
12146 |
12603 |
337 |
|
ABRUZZO |
- |
2 |
677 |
679 |
56 |
|
MOLISE |
- |
- |
139 |
139 |
8 |
|
CAMPANIA |
- |
46 |
5705 |
5751 |
203 |
|
PUGLIA |
- |
54 |
3630 |
3684 |
207 |
|
BASILICATA |
- |
- |
704 |
704 |
22 |
|
CALABRIA |
- |
- |
943 |
943 |
39 |
|
SICILIA |
- |
86 |
4293 |
4379 |
129 |
|
SARDEGNA |
- |
1 |
2290 |
2291 |
74 |
|
SUD e ISOLE |
- |
189 |
18381 |
18570 |
738 |
|
TOTALE ITALIA |
30000* |
946 |
47564 |
78177** |
1726 |
*
dato stimato e approssimato
**
dato stimato, risultante dalla somma del totale degli addetti delle due
categorie di imprese e del totale, stimato, degli Addetti in aziende con
attività prevalenti specifiche.
Dalla tabella emerge la distribuzione disomogenea
di imprese e di addetti tra le diverse regioni, elemento che sembra coerente
non solo con il diverso peso che ciascun territorio ha in termini di
popolazione, ma anche con le strutture destinatarie del servizio di custodia e
guardiania.
Le imprese di custodia e
guardiania sono pari a 1559 e impiegano circa 48mila addetti. Quasi la metà
delle imprese (729) e oltre la metà dei lavoratori (26.255) si concentrano nel
Lazio, in Lombardia, in Campania e in Sicilia.
Nelle figure che seguono troviamo le proiezioni dei
dati sintetizzati nella tabella 1, in particolare dei dati di cui è stato
possibile ottenere il valore disaggregato territorialmente.


Figura 1: imprese coinvolte per regione. Figura
2: addetti per
regione in totale.


Figura 3:
addetti coinvolti per regione in aziende prevalentemente di custodia e
guardiania
Fig.
4: addetti per
regione in aziende con servizi integrati tra cui quello di custodia e
guardiania