Il Censis ha presentato il
Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009. Più di una famiglia su
quattro arriva a stento a fine mese e per coprire le necessità quotidiane è
costretta ad ingegnarsi attingendo così ai risparmi accumulati nel tempo, dilazionando
i pagamenti o chiedendo un prestito. A guidarle, una comune strategia: tagliare
su tutto, mettendo al bando gli sprechi e ridefinendo i propri consumi. In una
corsa sempre più alla ricerca delle offerte e dei prezzi più convenienti, in
cui anche il carrello della spesa e la casa diventano low cost. Mentre si dice
addio ai vizi che costano troppo, sigarette in testa. Dall’indagine emerge che
il 28,5% delle famiglie ha avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il
proprio reddito. Un dato che si confronta, al contrario, con un 71,5% che
invece dichiara di avere un reddito sufficiente, con una quota che sale quasi
al 79% nel nord-est e scende al 63,5% al sud. Le famiglie che ogni mese si
trovano in affanno hanno fatto ricorso a fonti alternative, con una “miscela”
che ad oggi si è comunque dimostrata efficace. Così il 41% ha messo mano ai
risparmi accumulati nel passato; in oltre un quarto dei casi (25,4%) uno o più
membri ha svolto lavoretti saltuari per integrare il reddito; il 22,2% ha
utilizzato la carta di credito per rinviare al mese successivo i pagamenti; ma
c’è anche un 10,5% che si è fatto prestare soldi da parenti o amici; mentre
l’8,9% ha fatto ricorso a prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha
acquistato presso commercianti che fanno credito. Intanto, però, gli stili di
vita cambiano. Oltre l’83% delle famiglie italiane, infatti, negli ultimi 18
mesi ha modificato le proprie abitudini alimentari (il 7% molto), con un 40%
che afferma di aver innanzitutto contenuto gli sprechi. Un altro 39,7% ha
legato i propri acquisti ai prezzi più convenienti e quasi il 35% ha eliminato
dal budget alcuni prodotti troppo pesanti: lo hanno fatto soprattutto gli
anziani (46%). C’è anche chi, il 15,6% delle famiglie, ha ridotto la quantità
di alimenti consumati, insieme a chi si è accontentato (12,7%) di prodotti di
qualità inferiore. Tanto che, in generale, se il 65% dice di acquistare
prodotti di marca, il 18,6% afferma di fare regolarmente ricorso a prodotti low
cost. Oltre 760 mila posti di lavoro persi in un anno per motivi legati alla
sola crisi. A dirlo è il Censis nel Rapporto 2009 sulla situazione sociale del
Paese, nel confronto annuo al secondo trimestre. Per l'esattezza, scrive il
Censis, sono 763 mila quanti, a causa della crisi, sono rimasti senza lavoro
perché licenziati, messi in mobilità, per interruzione dei contratti o per
chiusura dell'attività. Un nucleo costituito prevalentemente da dipendenti
(83,9%), uomini (56,4%), residenti al nord (42,8%) quanto al sud (37,0%). Circa
il 42% lavorava nell'industria della trasformazione (27,1%) e nell'edilizia
(15,1%), il 14,5% nel commercio e il 9,1% nei servizi alle imprese. A questa
platea già numerosa si aggiungono quanti, pur occupati, lavorano a regime
ridotto: sono risultate circa 310 mila le persone che nella settimana in cui
sono state intervistate non hanno lavorato mentre circa 415 mila l'hanno fatto
ma per meno ore del solito. Si tratta per lo più di lavoratori dipendenti, in
Cassa integrazione o mobilità (quasi 350 mila) e sono concentrati soprattutto
al Nord (65,0%), segno di come in quest'area del Paese “il sistema, che pure ha
tenuto - viene sottolineato - stia però registrando preoccupanti segnali di
affanno”.