È di moda la vacanza mordi e fuggi. Tre giorni all’anno in
una località, altri cinque di un altro mese in un’altra, dieci giorni per il
mese di agosto e così via. In Italia e in tanti altri Paesi, insomma, si è
riscoperto il piacere di frazionare le vacanze, distribuendole su più periodi,
interrompendo quindi più frequentemente le abitudini quotidiane. E se la nuova
tendenza fa soffrire chi incentrava gli affari in maniera esclusiva sulla
stagione estiva, le micro-vacanze sembrano favorire il sistema turistico nel
suo complesso e soprattutto quelle destinazioni che possono contare su un
efficiente sistema di servizi integrati.
La conferma arriva da un’indagine del Centro studi Fipe,
basata sulle risposte fornite dai gestori di pubblici esercizi in grado di intercettare
qualsiasi forma di turismo.
Dall’analisi condotta su riscontri reali e non sulle
intenzioni dei vacanzieri risulta che nei due mesi di inizio stagione
l’andamento è stato fievole rispetto a quello dell’anno precedente. I dati
misurati sulle presenze turistiche parlano chiaro: per il 60% degli esercenti
giugno e soprattutto luglio sono trascorsi sottotono e si spera in un andamento
migliore per le settimane di agosto.
“L’estate turistica mostra qualche prevedibile debolezza,
ma non sarà una debacle – afferma Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe –
perché alle ferie estive non si rinuncia, nemmeno in periodo di crisi. E sarà
così anche nei prossimi anni. L’estate rimarrà lo zoccolo duro del nostro
turismo anche per l’aspetto climatico e difficilmente potrà essere modificabile
nella sua concezione tradizionale. Le possibilità per lo sviluppo del turismo,
allora, vanno ricercate negli altri periodi dell’anno che il turista, anche
quello italiano, dimostra di gradire, cercando di ottimizzare il suo budget
turistico annuale e accelerando quel processo di destagionalizzazione da tutti
auspicato anche per elevare il tasso di produttività e di efficienza del
settore”.
Le nuove tendenze dei turisti si sono però tradotte in
termini di fatturato in una perdita di circa 1,2 miliardi di euro per i primi
due mesi estivi, pari a un -3,7% rispetto al 2008. A spendere meno saranno
soprattutto gli italiani che consumeranno meno superalcolici, vino, pesce e
dolci, ma si lasceranno andare su birra, aperitivi e soprattutto su gelati,
bibite, panini, pizza, frutta e verdure. Per quanto riguarda le destinazioni,
il calo maggiore è registrato nelle località di montagna e nei laghi, perdono
poco le località marittime, mentre sembrano tenere le città d’arte e i centri
minori. La perdita del turismo straniero riguarda maggiormente tedeschi,
francesi e olandesi, americani e giapponesi, queste ultime due nazionalità
penalizzate anche dalla rivalutazione dell’euro.