“Non sappiamo se la nuova Banca del Mezzogiorno pensata dal
ministro Tremonti sarà in grado di risolvere la questione meridionale. Sappiamo
però che esiste la questione meridionale. La nostra ricerca lo prova in maniera
evidente e questo problema va affrontato”. È il commento di Lino Enrico
Stoppani, presidente Fipe, nel presentare una ricerca realizzata dal centro
studi Fipe sull’inflazione degli ultimi dieci anni (vedi allegato, ndr).
Anche se dal punto di vista generale i prezzi risultano essere più bassi al Sud che al Nord, l’analisi storica ribalta la situazione: negli ultimi dieci anni il costo della vita è aumentato molto di più nel Meridione di quanto avvenuto nel Settentrione. Ne risulta che proprio nelle regioni meridionali, dove la situazione della disoccupazione e dei salari è più difficile, i prezzi aumentano di anno in anno rispetto a un Nord praticamente stabile e far quadrare il conto a fine mese è praticamente impossibile.
Secondo il presidente
Stoppani, “in un
quadro di ripresa economica all’orizzonte, ma anche di forti incertezze
sull’occupazione, l’Italia divisa in due economicamente rischia di rallentare
l’uscita dalla crisi. Il Sud non potrà mai trovarsi nelle condizioni di produrre
ricchezza, quindi sviluppo e posti di lavoro, finché non saranno garantite due
precondizioni: sicurezza alle imprese con la lotta alla criminalità organizzata
e una gestione più trasparente
della cosa pubblica per un utilizzo più efficace delle risorse pubbliche
messe a disposizione anche dall’Europa”.
Per facilitare la crescita economica, ha concluso il
presidente della Fipe, “è necessario investire nel Sud nell’economia dei
servizi. Il turismo da questo punto di vista rappresenta un’occasione
irrinunciabile, a condizione che non ci si limiti a ricettività e
infrastrutture, per altro necessarie. Inoltre, non si può parlare di ripresa
economica senza preoccuparsi di aumentare il potere d’acquisto dei cittadini
tramite una defiscalizzazione e una detassazione degli stipendi come avveniva
una volta”.