“Il prezzo del petrolio è troppo volatile e il
caro-energia pesa sul reddito delle famiglie e sulla competitività delle
imprese: le bollette infatti continuano ad essere molto esposte alle escursioni
dei prezzi petroliferi. E, in questo senso, continua a preoccupare il fattore
speculazione”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Authority dell'Energia,
Alessandro Ortis, nella sua Relazione Annuale, secondo il quale bisogna
intervenire con una serie di misure. A questo proposito, Ortis ha rilanciato
l'idea di una Borsa europea del greggio, regolamentata, “aperta ad operatori
selezionati, per negoziare prodotti standardizzati di lungo o lunghissimo
termine”. Il presidente dell'Autorità ha ipotizzato anche “accordi di
governance e regole internazionali che mortifichino la stessa speculazione,
migliorando la trasparenza, l'efficienza e l'affidabilita' dei mercati”. Per
Ortis, infatti, il settore dell'energia può trasformarsi “da concausa
dell'attuale difficile congiuntura internazionale, in una delle leve strategiche
per il superamento della crisi e per il conseguente rilancio economico-sociale,
anche in termini di sviluppo sostenibile”. Per quanto riguarda l'Italia, Ortis
ha spiegato che il sistema energetico nazionale “continua ad essere
caratterizzato da una elevata dipendenza dalle importazioni (85%) e dagli
idrocarburi (piu' del 70%, petrolio e gas); anche la produzione elettrica si
basa prevalentemente sul gas naturale (54%). Il mix delle coperture continua
così ad essere troppo petrolio-dipendente e lontano dalle medie europee e da
quelle di Paesi con i quali le imprese italiane sono chiamate a competere”. Per
quel che riguarda i prezzi nazionali dell'energia, Ortis ha sottolineato che
continuano ad essere più alti rispetto alla media europea, malgrado il divario
si stia riducendo, soprattutto nel settore elettrico, grazie alla concorrenza.
Dall'inizio dell'anno, il prezzo per l'energia elettrica e' sceso dell'8%,
mentre quello del gas del 15%. “Nel 2008 – ha sottolineato Ortis - i prezzi
all'ingrosso dell'energia nelle principali borse elettriche europee hanno
registrato incrementi compresi tra il 60% e il 110% rispetto allo stesso
periodo dell'anno precedente, con l'eccezione della borsa italiana che ha
manifestato una dinamica più contenuta, con un incremento del 28%. Nel
corso del 2009 i prezzi registrati
su tutte le principali borse europee si sono fortemente ridotti a seguito del
crollo delle quotazioni del greggio e della contrazione della domanda. I
differenziali dei prezzi italiani, rispetto al mercato tedesco e francese, che
fino ai primi mesi dell'anno avevano superato i 30 euro/MWh, si sono ridotti
fino a circa 20 euro/MWh”. Per quanto riguarda il gas, aggiunge il presidente
dell’Authority energia, “nel corso del 2008 i prezzi negli hub europei non hanno
seguito da vicino l'andamento del prezzo del petrolio, anche a causa di
tensioni internazionali. La dinamica del prezzo al Punto di Scambio Virtuale
italiano e' risultato abbastanza in linea con quella degli altri hub europei,
ma su valori molto più elevati per il ridotto grado di concorrenza”. “Nel
mercato al dettaglio, sulla base dei dati pubblicati da Eurostat per il 2008 -
prosegue Ortis - si può stimare che il 60% delle famiglie italiane, con consumi
annui inferiori ai 2500 kWh, paghi per l'elettricità prezzi più bassi della
media europea. Per altri, con consumi più elevati, restano le differenze già
segnalate in passato, con scostamenti sfavorevoli anche superiori al 45%. Nello
stesso periodo, le imprese italiane hanno pagato prezzi dell'energia elettrica
più elevati rispetto alla media europea per tutte le classi di consumo, con
scostamenti superiori al 25%”. Per quanto riguarda il gas, “per la classe più
bassa di consumo (cottura cibi e riscaldamento acqua), si sono collocati su
livelli inferiori a quelli medi europei, per le classi più alte (utilizzo del
gas anche per il riscaldamento), il prezzo e' stato in linea con quello medio
europeo, se calcolato al netto delle imposte, e superiore, se calcolato al
lordo delle imposte (con uno scostamento del 15%). Le imprese italiane (esclusi
gli impieghi non energetici e per la generazione elettrica), hanno pagato
prezzi attorno ai livelli della media europea. “Tuttavia – ha concluso Ortis -
il confronto con Paesi dove la liberalizzazione e' più avanzata mette in
evidenza che i prezzi italiani, al netto delle imposte, si sono attestati su
livelli più alti, anche con scostamenti di oltre il 20%”.