Con 154 voti favorevoli, 6 contrari, e 87 astensioni, il Senato ha approvato in via definitiva il ddl di delega al Governo in materia di federalismo fiscale, che ora con la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diventa legge dello Stato. A favore hanno votato il Pdl, la Lega e l’Idv. Astenuto il Pd. Contraria l’Udc e i senatori del Pd Marco Follini e Franco Bruno. Il si definitivo del Senato al disegno di legge sul federalismo fiscale è il primo passo dell’iter della riforma. A livello normativo, infatti, per il momento non cambia nulla: il governo semplicemente si dota dello strumento necessario a intervenire. Poi, trattandosi di una legge “quadro” che fissa i principi generali entro cui muoversi per cambiare l'architettura tributaria e istituzionale del nostro Paese, bisognerà attendere i decreti attuativi perché il sistema entri a regime. Il primo dovrebbe arrivare entro un anno, insieme ai primi numeri del provvedimento (in pratica una relazione sui primi dati riguardanti il federalismo fiscale). Passeranno, con ogni probabilità, due anni per l'emanazione di tutti i decreti attuativi, nonostante il ministro Roberto Calderoli abbia cercato di accelerare e approntare tutto in sei mesi. Altri due anni saranno quindi disponibili per ragionare su eventuali decreti correttivi. I passi saranno fatti uno alla volta, riformando man mano i diversi settori tributari interessati e non bisognerà attendere necessariamente che tutto il quadro sia completo. Entro sette anni dall’ok al ddl ci sarà l'entrata a regime effettiva del federalismo fiscale. Una data probabile in considerazione del fatto che il governo indicherà in uno dei primi decreti attuativi (approvati nel giro di 24 mesi) un termine a partire dal quale, al massimo entro cinque anni, dovrà essere completato il passaggio dalla spesa storica al costo standard. La riforma, ovviamente, dovrà essere accompagnata e sorretta da una modifica dell'assetto istituzionale del paese che completi e realizzi la modifica della Carta del 2001. Calderoli, regista della riforma, ha annunciato che non appena varato il disegno di legge sul federalismo sarà presentata una bozza al Consiglio dei ministri valutata insieme da maggioranza e opposizione. Nel pacchetto sarebbero contenute norme di rafforzamento di poteri del premier, la fine del bicameralismo perfetto e l'istituzione di un Senato federale (o delle Regioni), diretta espressione degli enti locali. Di fatto un organo parlamentare di raccordo tra Stato ed enti locali che possa assumere anche le prerogative dell'attuale Conferenza Stato-Regioni.