“Voglio invitare con tutta la forza di cui sono capace le
istituzioni, e quindi tutta la politica, ad essere nei confronti della
criminalità organizzata e delle mafie come un tempo si diceva avrebbe dovuto
essere la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto”. Questo l’appello
lanciato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando nel corso del
Premio Borsellino, a Pescara. “L’invito – ha detto Fini - vale anche quando c’è
il più piccolo sospetto, e in alcuni casi non solo sospetti ma pagine e pagine
di sentenze passate in giudicato, che c’è qualcosa di più della contiguità,
della collusione della compiacenza, quando nel più piccolo Comune come al più
alto livello, chi rappresenta le istituzioni, la politica, non sente il dovere
di dire alto e forte io non voglio quei voti se in qualche modo derivano da
attività di tipo criminale. Se c'e la forza di dire io quel signore non lo
voglio candidato perché magari è portatore di interessi che non hanno niente a
che vedere con gli interessi generali della collettività, se non c'e' questo
scatto, se non c'e' questo esempio quotidiano da parte delle istituzioni, delle
volontà per onorare i martiri di tagliare nettamente ogni tipo di collusione,
contiguità e di sospetto, rimarrà sempre nell’animo dei ragazzi l'impressione
che siano parole per tacitare le coscienze”. Per Gianfranco Fini la lotta alla
mafia “si vince con la forza degli esempi, e ognuno deve fare quel che può”. La
politica può fare molto, “a condizione che sia una politica con la 'p'
maiuscola, fatta di servizio, di etica della responsabilità, di idealità. Se la
politica torna ad essere tutto ciò, torna ad essere antidoto a quella
mentalità, a quella cultura, di tipo paramafioso, che a volte c'e' nella
società e che non necessariamente si traduce in un'infrazione del codice
penale”. Fini ha poi chiesto “più uomini e più risorse per le donne e uomini
che sono in prima linea contro la mafia”. “Se si vuole ricordare Borsellino
bisogna dire grazie - ha spiegato Fini - alla magistratura, alle forze di polizia
e a coloro che sono in prima linea anche a rischio della vita. Ma non e' che si
ringraziano con le parole”. Secondo il presidente della camere, inoltre, la
lotta alle mafie si fa attraverso una forte azione di contrasto ma anche
mostrando da parte delle istituzioni concreta vicinanza e solidarietà alle
vittime delle intimidazioni mafiose, ai commercianti ai quali viene chiesto di
pagare il pizzo, ai cittadini che vengono intimiditi dai boss”. “A volte - ha
aggiunto Fini - l'indifferenza uccide più del tritolo o di una calibro 9. Chi
ha dimestichezza con i fenomeni mafiosi criminali soprattutto in alcune aree
del Paese sa che se le istituzioni vogliono sollevare la resistenza morale
della società e incentivare la collaborazione degli onesti non devono limitarsi
alle buone intenzioni e nemmeno al varo di leggi di grande rilievo. Devono
mostrarsi attenti alle esigenze dei commercianti e dei cittadini”.