I tentacoli della ’Ndrangheta
sul caffè della Dolce Vita.
Nell’operazione, che ha permesso a Carabinieri e Guardia di Finanza di
sequestrare al clan calabrese Alvaro anche altri ristoranti e bar capitolini
(per un valore complessivo di 200 milioni di euro), a fare sicuramente più
scalpore è la notizia che tra i beni confiscati ci sia anche il “Cafè de
Paris”, storico punto d’incontro di intellettuali e artisti negli anni
cinquanta e sessanta.
Gli uomini del Gico della
Guardia di Finanza, dello Scico di Roma e dei carabinieri del Ros hanno apposto
i sigilli, sempre nella capitale, al “Time Out Cafè” (il cui patrimonio si
aggira sui 9 milioni di euro); al “Gran Caffè Cellini” (9 milioni); al bar
“Clementi” (stesso valore); ad un ristorante situato in via Tenuta del
Casalotto (5 milioni). Ed ancora, sono stati colpiti dal provvedimento la
trattoria “Federico I”, il cui patrimonio si aggira sui 15 milioni di euro, una
pizzeria in via Giulio Cesare (9 milioni) ed altri due bar, rispettivamente
situati in via Della Colonna Antonina (1 milione di euro) e via Bissolati (9
milioni). L'operazione interforze ha riguardano inoltre una società avente ad
oggetto la compravendita di beni immobili ed un'azienda attiva nel settore
della pulizia di edifici. Sotto sequestro anche due tabaccherie intestate a
prestanome, tre appartamenti, un magazzino, un'autorimessa e cinque automobili
di grossa cilindrata. Che la mafia sia riuscita a mettere le mani su un locale
di questa portata la dice lunga sul grado d’infiltrazione delle cosche nel
tessuto economico della capitale. Un dato che non può non preoccupare tutti.
Secondo il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso “viene
confermato che Roma è uno dei punti dove le cosche criminali e i grandi
traffici internazionali illeciti trovano sviluppo sotto il profilo economico e
il reimpiego di profitti illeciti, non solo da parte di cosche calabresi ma
anche di altre criminalità. Questa operazione e' la punta di un iceberg”. Una
situazione questa che ovviamente preoccupa anche gli operatori del settore:
“Siamo ben contenti di questa operazione dell’antimafia che ha portato al
sequestro di bar e ristoranti gestiti dalla malavita. Siamo pronti a
collaborare in qualsiasi modo – dice Edi Sommariva, direttore generale
Fipe, la federazione che rappresenta oltre 200mila imprese – attenzione però:
il fenomeno non riguarda solo la Capitale, ma investe anche tante altre zone
dell’Italia. Quando ci si trova di fronte a compravendite con cifre da capogiro
del tutto irrealistiche e fuori mercato – ha continuato Sommariva - c’è sempre
qualcosa che non funziona. In questo periodo sono molto aumentate le cessioni
di licenze e bisognerebbe indagare su quelle passate di mano a cifre sospette
che sfuggono al controllo dei nostri uffici periferici. Soprattutto in un
periodo di crisi che rappresenta terreno fertile per la criminalità
organizzata, bisognerebbe guardare con maggiore attenzione ai contratti di
vendita,. È interesse di tutta la categoria combattere il fenomeno criminoso
che, oltre ad arrecare un danno ai cittadini, fa stare sul mercato operatori
poco interessati alla qualità del servizio che discreditano gli esercenti
onesti».