Fondi per oltre 1000 miliardi di
dollari, nuove regole per i mercati finanziari e la fine dei paradisi fiscali:
questi i tre punti cardine del pacchetto di interventi senza precedenti varato
dal vertice del G20 per fare fronte alla crisi, ridare fiducia ai cittadini e
rilanciare l’economia salvando milioni di posti di lavoro.
I mille e cento miliardi stanziati a Londra sono destinati soprattutto al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale per aiutare i Paesi in difficoltà e sostenere gli scambi commerciali. Il G20 ha anche deciso di dare all’Fmi la possibilità di vendere il suo oro per andare in soccorso dei Paesi più poveri. Questi soldi si vanno ad aggiungere ai 5.000 miliardi di dollari stanziati e ancora da stanziare entro la fine del 2010 dai singoli Paesi del G20 per politiche fiscali nazionali finalizzate a contrastare gli effetti della crisi finanziaria ed economica. Uno sforzo finanziario, è scritto nel documento conclusivo del vertice, che dovrebbe portare “a un aumento della produzione del 4% e all’accelerazione della transizione verso uneconomia verde”. Inoltre, la montagna di miliardi messa nero su bianco dai leader dei 20 Paesi che rappresentano oltre l’80 per cento del Pil mondiale dovrebbe rendere più robusta e veloce la ripresa della crescita economica rispetto al 2% già previsto dall'Fmi per fine 2010.
La risposta forte e chiara alla
crisi giunta non poteva però prescindere, come preannunciato alla vigilia del
vertice dall’asse franco-tedesco, dal varo di un robusto insieme di nuove
regole destinate ai mercati finanziari ed essenziale per restituire la fiducia
a cittadini. E da un’azione collettiva e concreta destinata a smantellare i
paradisi fiscali. Due decisioni che, dopo ore di discussioni, scritture e
riscritture del documento finale, sono però arrivate a sancire il successo del
vertice. “L’epoca del segreto bancario è finita”, è stato scritto dal G20 nel
documento finale. Dove è stata anche inserito, vincendo la resistenza di
diversi Paesi, un esplicito riferimento alla lista nera dei paradisi fiscali
redatta e resa nota dall’Ocse. Toccherào ra ai ministri delle finanze del G20
mettere a punto la lista delle sanzioni da applicare contro chi si ostinerà a
non collaborare.
L’altro piatto forte del vertice
è stato il varo di una serie di principi che dovranno portare, in tempi
stretti, al varo delle misure che definiranno la nuova architettura del sistema
finanziario internazionale. A partire dalla trasformazione del Financial
stability forum in un Consiglio per la stabilità finanziaria che avrà un
mandato più ampio e dovrà comprendere tra i suoi membri tutti i Paesi del G20,
la Spagna e la Commissione europea. Ma anche operare contro la pratica di bonus
sproporzionati ai manager delle finanziarie. Per arrivare a una
regolamentazione e una vigilanza estesa a tutte le istituzioni finanziarie, in
primo luogo gli hedge fund. E alla definizione, entro l’anno, di
un’armonizzazione dei criteri di valutazione dei requisiti patrimoniali delle
banche.
Nonché a disposizione contro i conflitti di interesse delle agenzie di rating.