Il
terziario alla “sfida” della crisi
L’Ufficio Studi di Confcommercio ha presentato la Terza
edizione del Rapporto sul Terziario. Un’analisi a 360 gradi sulla situazione
economica attuale, internazionale ed italiana, sugli sviluppi futuri e sulle
prospettive dei vari comparti produttivi.
Il tasso di riduzione del Pil si sta contraendo in valore
assoluto, passando dal -2,1% congiunturale del quarto trimestre 2008 al -2,4%
del primo trimestre del 2009, rendendo evidente che si sta peggio oggi rispetto
a due trimestri fa, semplicemente perché il valore assoluto della ricchezza
prodotta è minore rispetto ad allora. In altre parole, secondo l’Ufficio Studi,
gli investimenti, nell’anno in corso e nel prossimo, saranno appena sufficienti
a coprire l’erosione dell’efficienza del capitale, senza che sia minimamente
sviluppata la dotazione di capitale produttivo. L’utilizzo di una funzione di
produzione settoriale con tali ipotesi, cui si aggiunge quella di arresto della
riduzione della produttività totale dei fattori, porta a una valutazione di
-3,9% del Pil nel 2009 cui seguirebbe un moderato rimbalzo statistico il
prossimo anno (+0,1%). Pur con un approccio piuttosto ottimistico dal lato
della produttività totale dei fattori (PTF d’ora in avanti), ipotizzata costante
sui livelli raggiunti nel corso dell’ultimo anno storico, se al risultato del
modello annuale incapace, in quanto tale, di cogliere l’impatto degli shock
congiunturali, si aggiunge il contributo negativo del primo trimestre dell’anno
in corso (-5,9% in termini tendenziali), si perviene ad una previsione
aggiornata per il 2009 in base alla quale la contrazione del prodotto interno
si colloca appena al di sotto del 4%. In questo contesto, resta ancora centrale
e irrisolta la questione della restrizione al credito per le imprese. Centrale
perché le opinioni degli stessi banchieri (Bank Lending Survey) indicano
un peggioramento delle condizioni del credito, e queste valutazioni si
correlano in modo perfettamente inverso rispetto al clima di fiducia degli imprenditori.
Possiamo considerare ottimistica la dichiarazione dei banchieri medesimi sul
presunto miglioramento delle condizioni creditizie nel primo trimestre 2009.
Irrisolta perché, come testimoniano varie indagini presso le aziende, tra le
quali l’Osservatorio sul credito della Confcommercio, non ci sono chiari
segnali di miglioramento nel corso dei primi mesi del 2009 rispetto alla parte
finale del 2008 (contraddicendo quanto dichiarato nella BLS dagli otto maggiori
gruppi bancari italiani). Non vi sono segnali effettivi di un’inversione del
ciclo economico italiano, ma sono molteplici gli indizi che nel futuro prossimo
si possa osservare realmente un miglioramento generalizzato delle condizioni
economiche. Resta, però, il problema centrale della debolezza strutturale della
nostra economia e, pertanto, ripresa non significherà un ritorno rapido ai
livelli pre-crisi. Bisogna tornare a parlare di produttività, dunque, la via
maestra per restituire vigore alla dinamica dei redditi e dei consumi.
Come sottolineato più volte, il reddito dei cittadini e i loro consumi sono collegati inevitabilmente alle dinamiche del valore prodotto nel medio-lungo periodo, nonostante una frazione dei consumi sia stata finanziata a debito mediante l’operare delle Pubbliche Amministrazioni. Oggi l’elevato ammontare del debito pubblico - circa 1.700 miliardi, tendente al 120% del PIL nel 2010 e pari a circa 28.500 euro per abitante, compresi i neonati - non consente più tali strategie. Pertanto, ci si deve attendere che i consumi, nel futuro prossimo, siano ancora più strettamente correlati alle dinamiche del valore aggiunto. Il che enfatizza il ruolo della produttività per il benessere mediamente goduto dalle famiglie. La riduzione del valore prodotto contamina tutti i settori. D’altro canto, il commercio, gli alberghi, i trasporti e i servizi alle imprese per la prima parte degli anni duemila hanno supplito alle riduzioni di produttività del lavoro nell’industria, ma nel corso del 2008 questa compensazione si è interrotta a motivo della crisi internazionale. D’altra parte, una spiegazione della bassa produttività complessiva e settoriale riguarda il ridotto peso che gli investimenti in capitale teologico hanno sulla dotazione di capitale totale nel nostro Paese. Investimenti in capitale tecnologico e sviluppo della specializzazione del capitale umano vanno dunque affrontati contestualmente. All’interno della branca “altre attività” sono ricompresse sia la PA sia i servizi bancari che assicurativi. La questione della produttività si riverbera immediatamente sui livelli di prodotto medio per ULA. Possiamo trascurare anche l’esempio dell’agricoltura che, comunque, a motivo della drammatica riduzione del numero di addetti mostra forti incrementi di prodotto medio. Quest’ultimo appare oggi anche decrescente, perché proprio l’anno passato, con l’acuirsi della crisi dei redditi e dei consumi, ha determinato un’involuzione piuttosto grave delle dinamiche settoriali. Nella edizione 2007 del Rapporto sul Terziario era stata anticipata l’esigenza di una crescita diffusa della produttività in Italia, senza doversi legittimamente attendere un miglioramento dovuto a spostamenti dei fattori di produzione tra settori. Si tratta di verificare se ingrosso, trasporti e logistica possono integrarsi meglio o in modo diverso rispetto al passato, con particolare riferimento al Mezzogiorno del nostro Paese nel quale le piattaforme logistiche e le infrastrutture paiono davvero carenti. Per giungere poi alla questione, mai risolta, della struttura commerciale al dettaglio che soffre particolarmente dei problemi che sta attraversando ormai da diversi anni la domanda per consumi.