Contro la crisi linea dura
dell’Europa
Nel vertice europeo di Berlino dedicato alla crisi economica i passi avanti fatti dall'Ue rispetto al G20 di novembre a Washington, sono stati tangibili e dimostrando una rinnovata compattezza su tutti i temi sul tavolo. “Siamo convinti - ha detto la cancelliera tedesca Merkel - che possiamo superare questa crisi solo lavorando insieme”. Il documento finale uscito da Berlino è un “Chair’s summary” affidato alla stessa Merkel che traccia la strada verso il prossimo vertice G20 di Londra attraverso quattro grandi priorità: “rinnovare la regolamentazione dei mercati finanziari globali, far fronte alle distorsioni della concorrenza, garantire una politica economia sostenibile e migliorare la cooperazione internazionale attraverso un rafforzamento delle istituzioni internazionali”. La Merkel ha definito “buoni” i progressi fatti verso la creazione di una “nuova architettura finanziaria globale”, sottolineando che la “trasparenza e la capacità di assumersi le responsabilità da parte di tutti gli attori del mercato sono indispensabili per la stabilità dei mercati globali”. Non a caso, recita il documento, “tutti i mercati finanziari, i prodotti ed i partecipanti devono essere soggetti a un'adeguata supervisione o regolamentazione, senza eccezioni”. Una regola, questa, che “vale soprattutto per quei pool di capitali privati, inclusi gli hedge fund, che possano presentare un rischio sistemico”. Ma anche per le agenzie di rating, in passato accusate di leggerezza nelle loro analisi sull'affidabilità del credito di banche e grandi gruppi: queste “dovrebbero essere soggette all'obbligo di registrazione e di supervisione”. Il documento elenca poi alcuni punti come le “sanzioni contro paradisi fiscali e giurisdizioni che non cooperano”. Su questo punto in particolare la Merkel è stata chiara: “Per gli attori che non cooperano, cioè i paradisi fiscali o le aree in cui vengono fatte operazioni non trasparenti, dobbiamo mettere a punto un meccanismo di sanzioni, che dovrà essere molto concreto”. Viene proposto anche lo sviluppo di un “efficace sistema di allarme preventivo” (early warning), che dovrebbe essere affidato al Fondo monetario internazionale (Imf) e al Financial stability forum (Fsf). I leader Ue non dimenticano neanche i tanto criticati maxi-bonus ai manager, sottolineando che servono “principi sui compensi per evitare pagamenti di bonus che contribuiscano a una eccessiva esposizione al rischio”. Nel documento, il cancelliere sottolinea inoltre che la fiducia nei mercati “non è stata ancora ristabilita”, confermando la volontà Ue di “continuare ad assistere istituti finanziari importanti dal punto di vista sistemico”. Il capitolo sul rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionale, prevede infine che le risorse dell'Fmi vengano “raddoppiate” per permettere di aiutare i propri membri in maniera efficace e flessibile quando si trovano in difficoltà. In particolare, il premier britannico Gordon Brown ha detto che l'Ue proporrà un fondo da 500 miliardi di dollari per l'Fmi, non solo per “gestire, ma anche per prevenire le crisi”. Da parte sua, il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha tenuto a sottolineare che non vede “il rischio di default da parte di alcun Paese della zona euro”.